La Linea dell'Inutile

Ristorante Due Spade – Cernusco s/N (MI)

Posted in food by maurozz on luglio 31, 2013

Mi sorprende un po’ l’appartenenza del Due Spade al club JRE. Alla fine quel che ho mangiato mi e’ piaciuto ma non ho visto guizzi in carta e sono molto molto sorpreso.

In JRE trovi il Devero, trovi Joia (gulp !!!!, di guizzi e’ pieno il locale), ma puoi anche trovare questo posto oppure anche il RistoFante che pure ho provato.

O sono molto eclettici o sono un po’ confusi, in JRE.

La pancia di maiale croccante con gamberi e crema di fagioli cannellini e’ esattamente cio’ che ti aspetti, con la punta di acidita’ in piu’ sarebbe stata almeno un po’ straniante e piu’ memorabile.

Anche la fassona lavorata al coltello, pur nascondendo il sale di fianco nell’insalatina (idea apprezzabile) rimane ottima carne senza sorpresone (ok ma se la scegli di cosa ti lamenti ????).

Dessert un po’ dolciastro, semifreddo di liquirizia con capelli d’angelo di zucchero (ribattezzata “icona gay” dai soliti buzzurri), ma non troppo fastidiosamente.

Non benissimo il pane e servizio in lieve sofferenza ma sala piena.

E prezzo validissimo: 50 euro inclusa una bottiglia in 4 di Traminer Roeno.

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Eeee … scende giu’ dal cieeee_loooo …

Posted in food by maurozz on luglio 8, 2009

Narra_si (s dura) che il popolo di Israele in cammino nel deserto si nutrisse di sostanza opportunamente messa a disposizione dalle forze celesti in quantita’ e qualita’ inusuali per la longilatitudine del deserto medesimo. Grazie a codesta sostanza il popolo “managed to survive”, e il resto e’ storia.

Manna la chiamarono, e manna rimase, rimane e rimarra’ nei nostri vocabolari ad indicare celestial piacere, non solo in termini strettamente culinari.

Tutto per dire che il ristorante Manna di Milano potrebbe riskiare di prendersi una tacciata di immodestia, anche se l’angolo di citta’ dove si trova potrebbe (a sua volta) essere preso di peso e spostato altrove tanto e’ carino.

Entri suonando (lo dico perche’ la commensale non aveva capito) e trovi la prima sala verde acidino ma tenue, con enormi palloni di luce non fastidiosa e qualche cassetto che spunta dal muro. Tavoli a distanza opportuna. Troppo caldo. Non nel senso che si muore di caldo, piu’ nel senso che sarebbe stato meglio con 3-4 gradi in meno in sala.

Mentre attendo la svegliona del campanello mi guardo in giro: facce di avventori molto diverse, poco fighettismo, coppie, famiglie financo. Easy.

Il menu te lo spiega lo chef Matteo Fronduti, che se lo vedi al buio pensi che ti voglia menare 🙂 e ti dice anche che il “percorso” si articola, tra sapienti equilibri di porzioni e gusti, dall’antipasto al dessert. Me ne frego e prendo antipasto (cous cous) e secondo (battuta di manzo corretta al wasabi). Assaggio anche un imperiale maiale tonnato della cicetti di serata che si mimetizza in forma di cannoli in salsa al caffe’ (il maiale, non la cicetti).

Mi pare evidente, nella mia crassa ignoranza, lo sforzo per infilare in lista vini di qualita’ ancora poco conosciuta, con conseguente livello prezzi di assoluta onesta’. Su questa linea il Traminer Weger Hof. Magari anche qui un po’ di frigorifero non avrebbe guastato.

50 euri a crapa compresa una meritata mancia.

Vale la pena assai.

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