La Linea dell'Inutile

La Grotta – Montepulciano

Posted in food by maurozz on gennaio 14, 2011

Ho speso un po’ di tempo in rete per trovare sinonimi letterari o creativi di “raffinata cucina di territorio”, cosi’, per normalizzare un po’ queste righe. Poi ho rinunciato. E mentre sono li’ che batto e ribatto alla fine mi imbatto in questo “vecchio” Dissapost che mi era sfuggito. Fregato. Redo from start.

Se vi infilate dietro 3 o 4 macchine (coda) per uscire da Montepulciano, e’ probabile che l’occhio destro veda un cartello poco sexy con la scritta La Grotta. E’ un cartello un po’ cosi’, di piccolo-medio cabotaggio, giallino e per nulla attraente. Starebbe bene a Rimini a indicare la pensione Mariuccia. Ma del ristorante mi hanno parlato. E vado.

Arriviamo sotto il temporale e dopo breve viale cipressato, stile ingresso al cimitero. Parcheggio quasi full, bella chiesa illuminata di fronte, potente e con prato … bel posto insomma. Scarico la kastigamatti alla porta e gia’  intravedo una sensazione di interno rustico-elegante (uff…). La sfiga di questo tipo di  posti e’ che c’e’ sempre un piccolo particolare che non noteresti mai, e che invece l’impostazione “raffinata di territorio” ti spinge a notare con fastidio. Qui e’ davvero una quisquilia, come la porta a vetri che sbatte a ogni apertura. Madonnnnna che noiosa !

Il compagno di serata e’ un discreto, nel senso che non disturba e non pretende troppa attenzione, Icario Nobile del 2007. E’ un rosso, ci prendo poco.

Il picco di creativita’ arriva al dessert, anche se si esprime piu’ nel gusto e nella presentazione a struttura iperstatica che non nel nome: terrina di cioccolato e gelato al pistacchio. Inatteso, chapeau !

La sorpresina garbata e’ una mousse di piselli di benvenuto, la sferzata profonda di territorio i porcini freschi al naturale con olio di oliva (personalizzato), la tradizione classica la pappa al pomodoro (bella questa rivisitazione, “a pezzettoni”).

La robustezza invece viene dalle quaglie miele e biete, da un bel controfiletto con le verdure e dai pici con ragu’ di faraona, che sanno anche tradurlo al volo in tedesco (!). E causa stomaco limitato ho dovuto glissare sui pici al ragù bianco di coniglio e zafferano.

La cena e’ piacevole, a tratti molto piacevole, ma l’ambiente tirato all’eleganza dal rustico di sottofondo non e’ di quelli che stimolano troppe sensazioni ‘. Lo definirei “confortevole”, buono ma un po’ levigato. Perfetto per uno straniero che voglia assaggiare l’italianissima Toscana. Infatti al tavolo di fronte due ‘mmerigani in evidente stato di decomposizione amorosa si sbafano una bistecca che quasi non ci sta sul tavolo.

Si diceva ? “Raffinata cucina di territorio”, che costera’ circa 65 Euri (anche poco, per le gozzoviglie di un procinciale milanese in vacanza).

I ristoranti del Poggio alla Sala – Montepulciano

Posted in food by maurozz on ottobre 21, 2010

Il plurale prevede che siano piu’ di uno. E infatti: sono due. Ma ti siedi nello stesso posto e nello stesso momento. Quindi e’ uno. No sono due. Insomma un gran casino che quando te lo spiegano ti chiedi se qui sono matti.

Te l’eri gia’ chiesto perche’ consegnandoti i menu’ (due) la ruvida caposala con l’espadrillas (una)  ti invita poco dolcemente: non mischiate, mi raccomando ! Un menu’ e’ (testuale) Gourmet, l’altro e’ (testuale) Locale. Uno e’ del ristorante Agape, l’altro e’ del Burlesque.

(Sono pazzi 🙂 )

In ogni caso sono i ristoranti del Poggio alla Sala, un “resort” che se lo disegnavano sulla tela non potevano farlo piu’ in Toscana di lui. E i ristoranti non sono da meno: sala affrescata, sedie in plastica trasparente ma stilosissime, tavoli vetro e acciaio satinato, bicchieri tondi il giusto anche quelli per l’acqua. Bel posto insomma. E parcheggi facile anche. Tra le vigne e gli altri casolari riattati da ruderi di antica weingut.

Ma li sfida la mia pigrizia di tardo vacanziero settembrino, che neanche 20 miseri km vuole guidare la sera. Quindi mangio li’ per 3 sere 3 di fila. E mangio in verita’ bene, ma i vizietti di servizio prima spaventano, poi irritano e alle fine divertono. Inclusa la grazia inattesa del poggia borsa per la kastigamatti.

Dalle 3 serate seleziono.

Cibo: tartare di ricercata e diretta creativita’ estetica, nonche’ di qualita’. Riprovata anche , proprio buona.

Vino: neanche la mia vena anti-rossi mi ferma dal Nobile di Montepulciano di Capoverso, che mi e’ piaciuto. Dall’altra parte quagliette arrostite, curioso complemento al Nobile.

Vizietto: la maitre che scontrando le terga di un elegante avventore lo informa di aver osato una manovra inopportuna (lui !!!?!?). Lui si scusa.

Cibo: le bruschette toscane sono buone, la semplice caprese e’ servita un po’ fredda e perde il contatto con una buona bufala; anche il mosaico di verdure in gelatina con bavarese al pomodoro e’ servito un po’ freddo. La lasagnetta di baccala’ e’ invece calda, ma ha quel pelo di crema in piu’ che stona. Tutto l’insieme denuncia voglia infinita e una certa capacita’.

Vino: altra sera, altro Nobile, stavolta di Salcheto. Sul quel non mi pronuncio per mancanza di obiettivita’.

Vizietto: diciamo che interpreto cosi’ l’incostante rifornimento di pane (ottimo !) al tavolo.

Piu’ di tutto, dopo 3 sere,  mi piace l’impegno che ci mette il personale di sala, da capire certo, ma di sicuro “impatto”.

Eviterei lo sciapo bar sia per il pre che per il post cena.

Per i didascalici del menu, che pero’ cambia relativamente spesso, ecco qui il link, .  Impressione sul prezzo: un zic troppo alto.

Osteria dell’Acquacheta – Montepulciano

Posted in food by maurozz on settembre 25, 2010

L’ Osteria dell’ Acquacheta e’ un posto che gia’ dal sito dice tutto, anzi’ e’ sufficiente la Sua foto; l’oste (che non e’ un uomo, e’ un’oste) ti attende sulla porta, ti caccia se non hai prenotato, ti guarda male se fai il fighetto e impersona il personaggio. Normalmente lo manderei a quel paese, lui, la sua parade di tic locali in proiezione business e il sito furbo, ma qualcosa di sinistro sembra averlo, quindi soprassiedo. E poi e’ il fido Bob che ci ha portati qui, di solito lui non sbaglia. Ha anche una bottiglia di Salco 2004, non paglia secca (non fatelo anche voi di portarvi il vino da casa, che il truculento oste potrebbe farvi a pezzi). Ma la kastigamatti teutonica apprezza l’atmosfera ventre a terra e gli americani USA king size con cui dividiamo (soccombendo) il tavolo sembrano a disneyland tanto si divertono.

Suggerisco di non scegliere la porta di ingresso piu’ bassa di Montepulciano per raggiungerla, pena una scarpinata memorabile.

La pasta e’ fresca (che il giorno dopo ne fanno di nuova al piano di sopra) e mi rendo conto, da padano ignorante,  di aver sempre intimamente coniugato anatra e porcini con la panna; qui invece il senso di pesantezza alla prima forchettata non esiste, il fungo sta li’ senza esagerare e l’assaggio diventa comune, svelto e ha l’effetto di un antipasto.

Ripassiamo la lezione durante la pausa pre-bisteccona, 2 chili in tre mi si dice essere la misura giusta. Arriva l’oste con la carne cruda, ce la sbatte sul tavolo e ci chiede (anche Foscolo faceva domande retoriche) se ci va bene.

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