La Linea dell'Inutile

Te’ Damman Freres: primo assaggio (e anche i seguenti)

Posted in food by maurozz on settembre 7, 2013

Allora proviamo quest’altra linea di te’: Damman Freres, che pero’ adesso e’ di Illy … e mi ricordo cosa successe a Domori quando divenne di Illy … cominciarono a fare il mass market di “vorrei ma non posso, ma si dai che posso” e buonanotte al mitico fondente al sale (era cioccolato).

Voce di popolo (mah !) dice che mentre Kusmi eccelle nei te’ aromatizzati, Damman vince sui te’ in purezza … quindi cominciamo gli assaggi con un aromatizzato classico, il Goute russe in sacchetti.

Come buona parte di questi te’ anche con questo potresti profumarci l’armadio e non sfigurerebbe; ma quando lo metti in acqua calda la mattina rilascia addirittura alcune note di rancido nei primi 30 secondi, poi si stabilizza e rende al mondo gli aromi di arancia e bergamotto che ha dentro. Bergamotto, che palle ! sempre e solo bergamotto. Te’ non inutile ma che non ricomprero’, se me lo regalano lo bevo. Pensiero sulle aromatizzazioni: mah !?!?

Poi, per una volta, quando comprai diedi retta alla signora teiera dietro il bancone che mi disse: “questo e’ il mio preferito”, di solito presagio di oscuri disastri. E mi propose uno Szechwan G.F.O.P., made in China con corpo leggero e una nota di affumicatura per nulla invadente, potrei berne a litri senza stancarmi. Buono, e’ la prima tazza delle mattinate del weekend.

L’acquisto dell’Assam era un obblico dopo l’ottimo Kusmi di pari categoria. Qui una sorpresa: il KG Assam G.F.O.P. Superieur e’ sempre un muro di gusto ma molto, molto, molto piu’ erbaceo del Kusmi. La nota erbacea fresca lo rende molto elegante nella sua marcia inarrestabile. E’ la seconda tazza delle mattinate da weekend.

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Excelsior – Milano

Posted in food by maurozz on ottobre 20, 2011

Bocciatissimo il cafe’, nonostante un servizio di quelli da “molto cordiale” sulle guide. Alla richiesta di una torta mi recapitano una Bindi travestita. Fine dell’amore improvviso.

Fanno, con un cappuccino e una cioccolata, 15 euri.

Mi riprendo un piano piu’ sotto, da Eat, con una enoteca virata in bianco dove mi interessa e uno scaffale cioccolato con qualche spunto (Gobino, Domori (ormai l’ombra di se’ stesso), de Bondt). E una generale buona impressione, tutta da verificare.

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Osteria La Cuccagna

Posted in food by maurozz on luglio 23, 2009
La tempura di baccala'

La tempura di baccala'

Il prezzo lo paghi, e non e’ quello sulla ricevuta. Il prezzo e’ quello che paghi per sedere a tavola con le menti eccelse, quelle che (quasi) quasi (quasi) riconosci loro l’alone di superiorita’. Estetica, artistica, poetica, umanistica, filosofica, gaudente & libertina …

E’ il prezzo che ti fa aprire un post simil culinario con una sciocca nota sferzante sull’arredamento dell’Osteria La Cuccagna, sita in Barbuzzera, 100 metri sterrati dalla Paullese, o 2 km paved da Dovera (Spino, Pandino, Lodi, Dovera, ndr).

Un arredamento a dire il vero piuttosto anonimo nella sua normale ottusita’ post contadina, ma che per amore delle menti (si ! amore) ti sforzi a criticare: luci,tende, tavoli, finti fontanili, pavimenti. Non va bene un cazzo qui dentro, nemmeno credenza e appendiabiti.
Ma la verandina esterna inutilizzata e’ carina, e la semi veranda chiusa e condizionata forse, ma e’ fully booked e quindi off-limits.

Ci tocca quindi soffrire calati in questo scempio inumano.

Aiuta il Caroni sul banco all’ingresso che vedi, ben prima di tutto il resto, tuonare di fianco alla scatola vuota di cioccolato Corallo, mio nuovo amore (si ! amore) dopo lo sputtanamento di Domori. Il Caroni, poi, lo comprerai (full proof 52 gradi).

Si mangia.
Partendo da un antipasto pesciaiolo, gamberi, polipo e piselli. A me i piselli sembrano sempre troppo verdi, un po’ come quelli di Zazza, o della Findus. Pero’ la leggerezza del gusto mi dimentica l’improbabile genesi surgelata dell’idea del pisello e si parte bene, molto bene.

Passo a una frittura di pesce che non so neanch’io perche’; forse al solito mi picco di provare le cose piu’ semplici per saggiare la mano dei cucinieri. E poi mi lamento che le cose sono semplici. Pero’ non e’ male anche questa.

Si beve.
Adirato per la scarsa considerazione dei miei bianchi macerati lascio fare al maestro di vita, che lascia fare al maestro di sala. E cabriamo su un paio di bianchi francesi che valuto con viso interessato, a dissimulare totale ignoranza. JM Boillot … prima un Bourgogne chardonnay rispettoso, rispettabile e rispettato. Poi un Puligny Montrachet, deciso, puntuto, arzigogolato, un pelo evanescente nel bicchiere, ma bello snob. Ben piu’ rispettato del precedente.

Un curioso tiramisu chiude le danze, evitando io per solito l’inutilita’ crassa del Sanct Valentin Comtess.

E a casa.
Nella maestosa e solitaria meditazione del Caroni appena accarezzato, ripenso.

A sportivi sudori che si aprono contro ogni logica, alle porte che (quelle si che) non si sbattono, ai vibranti mai domi, alla biondina, alla moracciona e al loro amico che stasera non e’ potuto venire.

E al maestro di vita, che tutto questo vede e a tutto questo provvede.