La Linea dell'Inutile

La fava di Cac(a)o

Posted in food by maurozz on marzo 24, 2014

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Al d – Treviglio

Posted in food by maurozz on febbraio 17, 2011

Certo la cremina di tartufo e cavolo ha un suo perche’ … ma la pasta fillo dei gamberi che vi si imbevono rimane troppo unta.

Tagliatelle e anatra si sposano senza troppi festeggiamenti, un po’ cosi’ … con calma.

Invece e’ arzilla la lista vini, con una bella sezione dedicata al “triple A”.

Dolce con buone idee, esecuzione …

Tutto sommato un posto da tenere in considerazione per serate tranquille e senza pretese, ma solo venerdi e sabato.

Servizio curioso, con il boss incostante come una bella bionda 🙂 … e meno avvenente.

ps: santuario del cioccolato di qualita’ (Corallo & soci).

Osteria La Cuccagna

Posted in food by maurozz on luglio 23, 2009
La tempura di baccala'

La tempura di baccala'

Il prezzo lo paghi, e non e’ quello sulla ricevuta. Il prezzo e’ quello che paghi per sedere a tavola con le menti eccelse, quelle che (quasi) quasi (quasi) riconosci loro l’alone di superiorita’. Estetica, artistica, poetica, umanistica, filosofica, gaudente & libertina …

E’ il prezzo che ti fa aprire un post simil culinario con una sciocca nota sferzante sull’arredamento dell’Osteria La Cuccagna, sita in Barbuzzera, 100 metri sterrati dalla Paullese, o 2 km paved da Dovera (Spino, Pandino, Lodi, Dovera, ndr).

Un arredamento a dire il vero piuttosto anonimo nella sua normale ottusita’ post contadina, ma che per amore delle menti (si ! amore) ti sforzi a criticare: luci,tende, tavoli, finti fontanili, pavimenti. Non va bene un cazzo qui dentro, nemmeno credenza e appendiabiti.
Ma la verandina esterna inutilizzata e’ carina, e la semi veranda chiusa e condizionata forse, ma e’ fully booked e quindi off-limits.

Ci tocca quindi soffrire calati in questo scempio inumano.

Aiuta il Caroni sul banco all’ingresso che vedi, ben prima di tutto il resto, tuonare di fianco alla scatola vuota di cioccolato Corallo, mio nuovo amore (si ! amore) dopo lo sputtanamento di Domori. Il Caroni, poi, lo comprerai (full proof 52 gradi).

Si mangia.
Partendo da un antipasto pesciaiolo, gamberi, polipo e piselli. A me i piselli sembrano sempre troppo verdi, un po’ come quelli di Zazza, o della Findus. Pero’ la leggerezza del gusto mi dimentica l’improbabile genesi surgelata dell’idea del pisello e si parte bene, molto bene.

Passo a una frittura di pesce che non so neanch’io perche’; forse al solito mi picco di provare le cose piu’ semplici per saggiare la mano dei cucinieri. E poi mi lamento che le cose sono semplici. Pero’ non e’ male anche questa.

Si beve.
Adirato per la scarsa considerazione dei miei bianchi macerati lascio fare al maestro di vita, che lascia fare al maestro di sala. E cabriamo su un paio di bianchi francesi che valuto con viso interessato, a dissimulare totale ignoranza. JM Boillot … prima un Bourgogne chardonnay rispettoso, rispettabile e rispettato. Poi un Puligny Montrachet, deciso, puntuto, arzigogolato, un pelo evanescente nel bicchiere, ma bello snob. Ben piu’ rispettato del precedente.

Un curioso tiramisu chiude le danze, evitando io per solito l’inutilita’ crassa del Sanct Valentin Comtess.

E a casa.
Nella maestosa e solitaria meditazione del Caroni appena accarezzato, ripenso.

A sportivi sudori che si aprono contro ogni logica, alle porte che (quelle si che) non si sbattono, ai vibranti mai domi, alla biondina, alla moracciona e al loro amico che stasera non e’ potuto venire.

E al maestro di vita, che tutto questo vede e a tutto questo provvede.