La Linea dell'Inutile

Dispensa Pani e Vini

Posted in food by maurozz on settembre 1, 2009
Non incluse nel pur eccellente servizio

Non incluse nel pur eccellente servizio

Diciamolo subito, cosi’ togliamo suspense. Sono rimasto un po’ deluso da questa Dispensa, ma non tanto deluso. Solo un po’, quel tanto po’ che basta a farti tornare per riprovare, mica che possa avere sbagliato io (?).

L’immancabile maestro di vita scodella l’idea della Dispensa Pani e Vini per combattere una tardiva afa agostana, raccolgo e mi entusiasmo ricercando news_on_the_net_about_it. Chef gia’ Michelin_ato (Vittorio Fusari), location non male, una mezza ideina di serata vacanziera collinare in Franciacorta. Bon, si parte … moracciona e sorellina al seguito.

Si arriva sulla statale per Iseo e il fido Tom indica una nuovissima costruzione in puro stile McArthur-Glen, no buono. Pero’ si parcheggia senza animosita’, buono.

Ingresso su scaffalature farcite, e su quasi bottega da formagg_salumaio … bello, un po’ sgargiante ma bello. Belle anche le due carampane (non quelle al seguito) entrate insieme a noi e tirate a lucido come per l’esame di maturita’. Con tacco. Che male di solito non fa.

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La Lucanda

Posted in food by maurozz on agosto 26, 2009

Forse saranno stati i pantaloni a quasi zampa bianchi. O i sandali, rigorosamente Birkenstock e molto aperti, forse la solita incongrua, greve e tintinnante accozzaglia di catene, anelli e bracciali. Fatto sta che al Devero Hotel di Cavenago Brianza entro, con la simpatica (?) baldanza che sempre porto da casa, seguito, ma intellettualmente preceduto, dal maestro di vita. E fatto sta che in men che non si dica, nelle educate menti del personale, diventiamo una coppia di attempati frollocconi.

Il Devero Hotel e’ un blocco di cemento molto stylish (dentro) a mezzo sputacchio (piu’ cavalcavia) dal casello di Cavenago-Cambiago, sulla nostrana Route 66, la A4.

Il Devero Hotel ospita un ristorante che per anni ha rappresentato un tormentone, e che, per manifesta incapacita’ organizzativa e per certo timore reverenziale, non abbiamo mai visitato nella sua dimora storica in Osio Sotto, terra bergamasca.

Il ristorante si chiama La Lucanda.

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Osteria La Cuccagna

Posted in food by maurozz on luglio 23, 2009
La tempura di baccala'

La tempura di baccala'

Il prezzo lo paghi, e non e’ quello sulla ricevuta. Il prezzo e’ quello che paghi per sedere a tavola con le menti eccelse, quelle che (quasi) quasi (quasi) riconosci loro l’alone di superiorita’. Estetica, artistica, poetica, umanistica, filosofica, gaudente & libertina …

E’ il prezzo che ti fa aprire un post simil culinario con una sciocca nota sferzante sull’arredamento dell’Osteria La Cuccagna, sita in Barbuzzera, 100 metri sterrati dalla Paullese, o 2 km paved da Dovera (Spino, Pandino, Lodi, Dovera, ndr).

Un arredamento a dire il vero piuttosto anonimo nella sua normale ottusita’ post contadina, ma che per amore delle menti (si ! amore) ti sforzi a criticare: luci,tende, tavoli, finti fontanili, pavimenti. Non va bene un cazzo qui dentro, nemmeno credenza e appendiabiti.
Ma la verandina esterna inutilizzata e’ carina, e la semi veranda chiusa e condizionata forse, ma e’ fully booked e quindi off-limits.

Ci tocca quindi soffrire calati in questo scempio inumano.

Aiuta il Caroni sul banco all’ingresso che vedi, ben prima di tutto il resto, tuonare di fianco alla scatola vuota di cioccolato Corallo, mio nuovo amore (si ! amore) dopo lo sputtanamento di Domori. Il Caroni, poi, lo comprerai (full proof 52 gradi).

Si mangia.
Partendo da un antipasto pesciaiolo, gamberi, polipo e piselli. A me i piselli sembrano sempre troppo verdi, un po’ come quelli di Zazza, o della Findus. Pero’ la leggerezza del gusto mi dimentica l’improbabile genesi surgelata dell’idea del pisello e si parte bene, molto bene.

Passo a una frittura di pesce che non so neanch’io perche’; forse al solito mi picco di provare le cose piu’ semplici per saggiare la mano dei cucinieri. E poi mi lamento che le cose sono semplici. Pero’ non e’ male anche questa.

Si beve.
Adirato per la scarsa considerazione dei miei bianchi macerati lascio fare al maestro di vita, che lascia fare al maestro di sala. E cabriamo su un paio di bianchi francesi che valuto con viso interessato, a dissimulare totale ignoranza. JM Boillot … prima un Bourgogne chardonnay rispettoso, rispettabile e rispettato. Poi un Puligny Montrachet, deciso, puntuto, arzigogolato, un pelo evanescente nel bicchiere, ma bello snob. Ben piu’ rispettato del precedente.

Un curioso tiramisu chiude le danze, evitando io per solito l’inutilita’ crassa del Sanct Valentin Comtess.

E a casa.
Nella maestosa e solitaria meditazione del Caroni appena accarezzato, ripenso.

A sportivi sudori che si aprono contro ogni logica, alle porte che (quelle si che) non si sbattono, ai vibranti mai domi, alla biondina, alla moracciona e al loro amico che stasera non e’ potuto venire.

E al maestro di vita, che tutto questo vede e a tutto questo provvede.

La Morra

Posted in food, viaggi by maurozz on marzo 21, 2009

28022009153La cantina comunale di La Morra e’ sita in La Morra, via (immagino) Carlo (e son sicuro) Alberto al civico 2. A uno sputo c’e’ un bel belvedere, che spazia su buona parte delle Langhe e dove si possono ancora trovare quelle indicazioni molto seventies che ti dicono che in quella direzione a circa 3245 (punto 6)  km c’e’ il polo nord. O roba simile.

Tempo fa, in una giornata frizzante di finta primavera, alla cantina comunale di La Morra si presenta un tipo alto e allampanato, bello ma un po’ scalcagnato, sveglio, simpatico e piuttosto alticcio: io (Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio)

La secolare, proverbiale, insuperabile … aperta cortesia piemontese mi scruta da dietro il bancone, senza emettere suono alcuno. Mi guarda e non favella, novello Michelangelo.

Lo incalzo: non mi frega niente che siamo nelle Langhe, io voglio qualche bottiglia di bianco locale che sia decente, che abbia una personalita’ e che non costi 60 euri la bottiglia. Il tizio e’ in evidente difficolta’ … vuole provare un Barolo ??? Noooooooooo, ho detto biancooooooooooooooo. Ma forse un buon Nebbiolo ? Noneeeeeeeeeeeee’, ho detto biancoooooooooo.

Lo abbandono alla sua afasia e scelgo come al solito su un misto di cromia di vino e di etichetta, prezzo e sulle quattro note scarnite che trovi sul retro bottiglia. Si, poi guardo anche se per caso ti dicono di quale uva si tratti.

Ecco cosa ne esce.

Oddero Collaretto: orripilante.

SAS Eugenio Bocchino Riesling: decisamente il piu’ personale del gruppo, da ritrovare, anche se non pare piu’ in produzione. E poi il riesling (renano) e’ il riesling (renano). All’Eugenio ho permesso anche di farsi acquistare una bottiglia di Nebbiolo, che era buono e titanico (ma io il rosso non lo bevo mai).

Ballarin Langhe Bianco: ci puo’ stare, ma al posto dell’acqua.

Mauro Molino Chardonnay Livrot: c’ha il suo perche’ ma temo che la deriva chardonnay da queste parti non sia delle migliori.

Renato Ratti Monferrato Bianco: una curiosa interpretazione del sauvignon, anche questo sarebbe da riprovare.

Audace Tergesteo

Posted in food by maurozz on febbraio 10, 2009

Il mondo non e’ piu’ quello di una volta, e le mezze stagioni nemmeno.

Adesso hanno anche aperto il Passante di Mestre … robb’ de matt ! E’ contronatura non rallentare, il cervello non ce la fa e comanda il piede … acceleratore, frizione, freno. Quattro frecce. Non sara’ piu’ cosi’ per milioni di draivers. Mi sono molto emozionato alla mia personale inaugurazione ieri.

E piove, a Trieste.

Fortuna che il Caffe’ Tergesteo (Kante e Zidarich in bella vista) e il Bar Audace ci ospitano per l’aperitivo; e che l’ormai trattoria di casa Ai Fiori sforni uno chardonnay in bottiglia da litri 1 di Kante.