La Linea dell'Inutile

Ristofante – Alzano Lombardo (BG)

Posted in food by maurozz on ottobre 11, 2010

Ma che bell’entrata !, che bastano solo 3 giri di Tom Tom, ciucco anche lui di sensi unici, prima di trovarla :-). Bel ferro battuto su muro pietroso, luce d’atmosfera e carta del jack stilizzata d’ordinanza. Un misto tra infantile e satanico. Per gli amanti del genere: si parcheggia a qualche metro, ma se vi fornite (!??!!, ma sei matto ???, machista !!) di compagne su tacchi vigorosi, sono certo apprezzerete il selciato massacrato dall’eco dei medesimi (nel silenzio del non anonimo paesone valseriano).

Giardino quasi zen (ehm), con vele parapioggia in spolvero e luci da rifletterci, bruma che comincia a dire la sua e zelo della padrona di casa che la gela sull’ingresso … un po’ respingente alla prima e un po’ noioso alla lunga, ma tutto incluso nulla di davvero fastidioso. (more…)

Breve variazione su minchiatina giovanilistica – Quattordici gradi

Posted in food by maurozz on settembre 2, 2010

Non e’ chiarissimo il motivo per cui uno dovrebbe andare a Cernusco S/N (Milano), e pensare di bere un buon bicchiere in un posto affollato e musical-rumoroso stile New York anni 80. Ma la brutta e stramba (una volta era anche nebbiosa) periferia della grande mela qualche volta si lascia a queste sorprese.

Tutto merito del Walter, creatore di quell’esperienza smaccatamente lussuriosa e contadina che fu (siccome immobile …)  l’Alieno (ALImentari ENOteca) ormai chiuso da tempo e non ancora pianto abbastanza.

“Sex and the city” riportato a Cernusco fa sbellicare ma parcheggi subito ed e’ anche facile da trovare, sotto la torre colorata dell’hotel. No, non e’ quello con le palme illuminate, quella e’ la sala Bingo. E’ anche pieno di splendide donne e l’italiota medio non puo’ che bearsene. Se proprio proprio chiudi occhi, orecchie e naso la serata di fine agosto potrebbe sembrarti una roba da Maldivette in saldo, con il patio di legno sotto i piedi e le piante che chiudono il breve orizzonte.

Il Derthona Timorasso ti strappa via il naso e con muscolosa suadenza convince anche il resto, le bruschette semplici olio e sale ti ricordano che il Walter ne sa, e la coppa nostrana ti convince che ne sa davvero. Non amo il salame nostrano ma i commensali lo spariscono in tempo record.

Adesso, ancora, non posso scrivere dello Chablis perche’ dopo averlo snasato per una mezz’ora, con intima e dolorosa soddisfazione ho solo affondato il becco. E non ricordo l’etichetta. Pazzesco.

Riassumendo: aperitivo mandatorio ! sarei cauto sulla cena che non ho azzardato, ma che sara’ certo meglio del non distante centro commerciale.

PS: si narra di rum paradisiaci, non ne ho provati ma la fonte dell’informazione e’ (per solito) limpida … e il Walter, lui primo colpevole del mio amore per Caroni, anche su questo fronte non tradisce (per solito).

Nicola

Posted in food by maurozz on agosto 23, 2010

Di professione chef. Che sa anche rischiare.

Certo non tanto quanto quanto noi cinque deficienti che ___tutti___ abbiamo confuso Ripa di Porta Ticinese con via Lodovico il Moro (tutto a Milano naturalmente). Tronfi di aver parcheggiato comodi in piena zona navigli ce la scarpiniamo per 2.3 km (ci tengo alla precisione in questo caso) fino al ristorante che, paziente, ci aspetta per una mezz’ora abbondante. Amen, dopo una stretta di mano del padrone di casa. Ci vorrebbe anche una doccia nonostante la fresca estate lombarda, ma tant’e’.

Entree fredde degne di nota per via di un tondo, piccolo e piccante peperone ripieno di crema eterea di formaggio. Al tavolo qualche piccola stoviglia plasticosa, scelta davvero “curiosa”.

Omaggio caldo dalla cucina che costituisce il primo azzardo, non svelabile. E comunque la gelatina e’ un composto spesso inutile.

C’e’ del verde alle pareti e del marrone per terra, una musica rivedibile in background e suppellettili spigolate marroni anche loro. L’insieme e’ armonioso anche se gli esteti veri tra di noi passano da un esagerato “skifo totale” a uno stolto “non me ne frega niente tanto se mangio bene non mi accorgo dell’ambiente”. La questione e’ annosa: utile discutere con simili teste ? … creo seduta stante una nuova linea di pensiero: “va bene cosi’ anche se”. 3 a 2 per me alla fine, se non erro.

Vado sicuro per la degustazione mediana e nell’attesa apprezzo (senza sbavare) pani e (sbavando un po’) taralli.

Grande ricerca di delicatezza in tutto, a volte sposata con rischio allo stato puro (zuppa fredda di pomodori verdi e soprattutto altro), a volte con tradizione inattesa (sarde in saor).

Servizio rigoroso, brioso e curioso, comunque mai noioso anche se brutalmente messo alla prova da: “vorremmo un calice da abbinare a ogni piatto, si puo’ fare ? “Certo ! (omissis: poco importa che abbiate preso ognuno cose diverse, mi piacciono le sfide SGRUNT !)

Calice che mi concedo molto volentieri su uno chablis innominato, ma di chiara e meritata fama.

Piccola pasticceria finale tranquilla e gradevole, con una rischiosissima e molto apprezzata caramella all’olio d’oliva.

Dibattito tra attesa conto e taxi (per tornare alla macchina, sob), solita birra artigianale chiesta dal solito sborone … e’ meglio qui o alla Cuccagna ? (???) … per me e’ molto meglio Zazza (!!!!!!) … si vira sull’unica eventualmente utile domanda. Torneremmo ? Io si, anche se il conto e’ il giusto saporito per livello e posizione.

In taxi la splendida biondina, piu’ straripante del solito, mi fa notare una “piccolezza” … “certo che una visita al tavolo ce la poteva anche fare”. Concordo, ma senza malanimo.

Di professione chef, di cognome Cavallaro.