La Linea dell'Inutile

A di Alice – Monza

Posted in food by maurozz on gennaio 9, 2015

“Città assurda, città strana, di questo imperatore sposo …”. Senza che davvero ne capisca il motivo (non ascolto Guccini da molti anni) è la seconda volta che prima o dopo una spedizione a base di cibo mi torna in mente un verso dei suoi pezzi meno noti.
A di Alice me l’ha smosso guidando verso casa a un’ora relativamente tarda, e tarda principalmente perché’ il servizio “a strappi” l’ha resa tale.
A di Alice è di per se’ un posto un po’ strano, in una città che mi risulta strana solo per scarsa frequentazione (immagino). Annunciato da un muro esterno anonimo e quasi offensivo per qualsiasi gusto, l’ingresso è invece un trionfo di eleganza, e l’interno un buon gioco di bianchi su uno spazio a prima vista enorme (e anche alla seconda per dirla tutta). Bancone bar, aperitivo e via al tavolo. E il servizio, lentissimo a partire. Ma che lascia tutto il tempo per consultare la carta delle acque, che abolirei per legge anche nei tri-stellati, figuriamoci qui.Ma a questo punto è bene dire che stiamo parlando di un ristorante che ha i menu degustazione a 50 Euro, o nell’immediato intorno. E durante le 3 ore abbondanti me lo sono dovuto ricordare a forza, tra arie da vorrei ma non posso e qualche tonfo assordante (di gusto, perlopiù).

Non un tonfo è stato il baccalà mantecato all’olio extra vergine, con crema di patate e veli di pane croccante, un buon antipasto, tranquillo e ben fatto con una abbondante mano di olio, che non dispiace e contrasta il baccalà, solito delicato infingardo del palato.
E nemmeno hanno dato problemi le quaglie laccate, con zucca, uovo e pan brioche, probabilmente il piatto migliore della serata, prive di tentennamenti nell’utilizzo di sale a vista, e con un uovo poggiato lì sul giusto punto di non-cottura.
Ma gli gnocchi di patate affumicati, anatra, pomodorini e maggiorana hanno squassato tutto, sapori molto slegati tra di loro, che non sarebbe un male assoluto se i sapori fossero buoni e la materia prima sensata. Ma l’anatra non lo era. Punto.
Dimenticata la breve esperienza arriva il filettino di maiale con funghi porcini, tartufo nero e chips di mais, anche qui un buon mix dal quale si potrebbe addirittura togliere il tartufo senza perdere equilibrio, anzi forse guadagnandolo. Buon piatto.
Chiude il dessert di lamponi, panna al cardamomo, meringhe e terra di cioccolato, al quale un ulteriore sprizzo di acidità non guasterebbe.
Passa lo chef a sincerarsi che tutto fila liscio, non ho cuore di parlar con lui di gnocchi.
Si chiude con tisane e caffè, e ringraziando la buona sorte per la parte dei tavoli oramai vuota, spazi grandi richiamano grande rumore. E grande rumore non fa rima con grande gusto, di solito.
Eddai, su … con qualche piatto in meno, con qualche vezzo in meno, con uno spazio meno (enorme) potrebbe rinascere questo posto. Infatti a breve si sposterà.

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2 Risposte

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  1. Pig said, on gennaio 12, 2015 at 4:11 pm

    e dove si sposterà, sotto un tendone dell’Expo?
    lo recensii (sono andato a riguardare) quasi 3 anni e i difetti sono tutti intatti.

  2. maurozz said, on gennaio 12, 2015 at 9:57 pm

    vero, ho letto ora la tua che fu, strana questa costanza nei “difetti”


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