La Linea dell'Inutile

Osteria del Pomiroeu – Seregno (MI)

Posted in food by maurozz on ottobre 20, 2014

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Quel pezzo faceva cosi’: “La strada dalla Pennsylvania Station sembrava attraversasse il continente come se non tornasse più all’ indietro …”

E mi è tornato in mente mentre, guidando verso nord, raggiungevo il Pomiroeu a Seregno, e capannoni e fabbriche di lampadari e altro ancora mi scorrevano di fianco piuttosto tristi. Profonda Brianza.

Non un percorso solito e non un percorso che mi abbia messo allegria. Tutto il contrario del centro di Seregno che invece, pur nella sua brianzolita’ mi ha stupito per ricchezza di negozi, e di comodità di parcheggio.

Vicino appunto a questo ristorante, in lista da sempre, ma in attesa di passaggi in zona che tardavano.

L’ingresso ristretto, il personale un po’ ingessato, le sale sobrie con tavoli distanziati ma in qualche modo intimi e soprattutto la tranquillità mi fanno ben presagire. Non ci fosse la musica sarebbe perfetto.

Va da se’ che si scelga il menu completo, un “Incontro con la natura” curioso nel nome, da cui escludiamo il vino, scelto invece dalla spessa carta, tra gli sloveni, un riesling “di importante acidità”, Verus per gli interessati. Bella sorpresa.

E il menu parte bene: tuorlo d’uovo marinato, biscotto integrale, tartare di fassona piemontese e ciliegie, un piatto indovinato per sapidità (tuorlo), consistenza (tartare e biscotto), e lieve acidità (ciliegie).

Ma continua con una lieve zoppia: il cannolo di pasta croccante alla ricotta di capra, ravanelli agrodolci, crema ghiacciata di sedano selvatico e foglie di pesca presenta qualche dubbio sulla pasta, un’ottima ricotta (gusto comunque non facile), una buona crema ghiacciata ma una sostanziale assenza di personalità alla voce ravanelli e foglie di pesca. O quei due ingredienti sono troppo timidi o qualcosa non è andato per il verso giusto.

Il pezzo forte di tutto il menu però arriva, e su quello solo complimenti: casoncelli di melanzane viola e zenzero, con ciliegini di collina al forno e croccante di parmigiano. Esistono probabilmente modi professionali per definire la perfezione di un casoncello. Io però non ne conosco e ne uso uno solo: “come quelli di Luca Brasi”, in riferimento al noto chef bergamasco. La consistenza della pasta è quella che deve essere, il ripieno è morbido al punto giusto; Brasi reinventò un cibo piuttosto comune dalle sue parti (anche grezzo talvolta) e lo portò alla stella Michelin. Questo non è distante.

Seria, importante, e senza sbavature la pancia di maialino croccante, con salsa leggera di ciliegie e erbette trascinate, piatto di sostanza su un tema di carne ricorrente [cit.], che occorre attaccare con opportuna calma. E anche con qualche erbetta in più forse.

Ma il dolcetto no, niente di personale caro parfait alla fragole di Cuneo, (con composta di rabarbaro e mantecato al ­fior di latte), niente contro di te davvero. Un pregio però ce l’hai: non impegni.

Stoviglie da ammirare, casomai non ne aveste abbastanza del cibo.

(pubblicato su The Legal Journal)

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