La Linea dell'Inutile

La Lucanda

Posted in food by maurozz on agosto 26, 2009

Forse saranno stati i pantaloni a quasi zampa bianchi. O i sandali, rigorosamente Birkenstock e molto aperti, forse la solita incongrua, greve e tintinnante accozzaglia di catene, anelli e bracciali. Fatto sta che al Devero Hotel di Cavenago Brianza entro, con la simpatica (?) baldanza che sempre porto da casa, seguito, ma intellettualmente preceduto, dal maestro di vita. E fatto sta che in men che non si dica, nelle educate menti del personale, diventiamo una coppia di attempati frollocconi.

Il Devero Hotel e’ un blocco di cemento molto stylish (dentro) a mezzo sputacchio (piu’ cavalcavia) dal casello di Cavenago-Cambiago, sulla nostrana Route 66, la A4.

Il Devero Hotel ospita un ristorante che per anni ha rappresentato un tormentone, e che, per manifesta incapacita’ organizzativa e per certo timore reverenziale, non abbiamo mai visitato nella sua dimora storica in Osio Sotto, terra bergamasca.

Il ristorante si chiama La Lucanda.

Slandrati in riva alla piscinetta illuminata per i girini, saettiamo sguardi aciduli qua e la‘ … solo un altro tavolo animato.

Posto mica male, luci giuste, musica orrendamente fuori contesto, tre lumini sul tavolo (ehm …), bambu’, ebano e cuscini per tavoli, sedie e divani. Sanitari della toilette neri come la pece. Se ci fosse la moracciona non andrebbe bene un _azzo, lo so, io mi limito a spregiare la musica e a ridere di insulsi quanto inusitati pezzi di plastica appiccicati ai prospicenti muri raffiguranti cespugli e cactus, tipo scuola materna.

All’ingresso un rapido occhio allo scaffale post cena: molta Berta e poco rum.

Pronti via: stuzzichini aperitivi (gambero e maialino) con bollicine italiane, Franciacorta di sicuro ma non chiedetemi cosa … maestro docet, in un raro slancio di sintesi: quando sono buone le bollicine riescono al massimo a non essere fastidiose. Pani, panetti e grissini da urlo. No burro “da parte“, grazie.

Poi arriva il Luca Brasi, già griffato Michelin, per la discussione sul menu. In probabile difficolta’ nel vendere ghiaccioli in Africa (e non per razzismo), ci conduce comunque bene alla conclusione che un 5 portate di degustazione sia la misura giusta. Vino glass by glass, curato da un sommelier che par giovanissimo, vagamente alla Klaus Kinski ma decisamente meno isterico.

Pallina di gelato alle ostriche in crema di olive verdi. Evidente la volonta’ di sferzare subito i sensi. Missione compiuta.

Intanto arriva il bicchiere di Sauvignon Tuzko Bataapati, ungherese, eletto poi incontestabile vino della serata.

Astice alla catalana, tiepido, equilibrato, perfetto lui, perfette le verdurine in crosta e perfetto il mezzo pomodoro ghiacciato “da parte”.

Il Muffato della Sala compare, come al solito, ad accompagnare un sorprendente e inatteso carpaccio di foie-gras con pan brioche’ e ananas. Ora: io sul foie-gras preferisco bevande verticalmente acide, se non addirittura bollicinate … ma mi adeguo volentieri. E anche il Muffato raggiunge la piena sufficienza.

Comunque del tutto rinko probabilmente non sono, se nella commistione foie-Gras-acidananas riposa l’idea della composizione.

Il piatto che cambia il paradigma arriva adesso. Tortelli di mandorle amare al tartufo bergamasco.

Se la porta da casa questa ricetta il Brasi, e per uno che raramente perde tempo sui primi e’ una sberla. L’asticella e’ su su nell’alto dei cieli …

Anche lo chardonnay francese biodinamico dovrebbe essere di livello, ma e’ talmente puro da perdere qualcosa in personalita’. C’era da aspettarselo da un sommelier che considera Kante un po’ impuro.

Una vacca, o meglio un vitello, e delle foglie. E’ tutto qui. Ma non e’ tutto qui.

Il fassone ghiacciato con i germogli di barbabietola croccanti pero’ e’ proprio tutto qui: una vacca, o meglio un vitello, e delle foglie. L’asticella non scende … e pensare che trattasi di un vitello con alcune foglie (l’avevo forse gia’ detto).

Scende un po’ il livello eno, con un legnoso troppo legnoso.

Non poteva essere diverso il dessert, ottimo al punto da sapere dove fermarsi per non assassinare i predecessori. E cosi’ il tiramisu’ scomposto chiude bene lo stomaco, lasciando un pertugio per la piccola pasticceria che accompagna (toh, guarda chi si rivede) un rum selezione Samaroli, non full proof ma bello profondo.

Tanto gentile e tanto onesta pare … che bevo anche il caffe’.

Unico posto italiano (per ora) a raggiungere, nella mia opinabile lista di gradimento, le 4 stelle emmezzo, appaiandosi a Juan Amador del Tasca di Wiesbaden (poi purtroppo chiuso, ma ne ha un altro) e a Carmelo Greco dell’Osteria Enoteca di Francoforte.

2 Risposte

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  1. Alberto said, on agosto 27, 2009 at 4:32 pm

    Mauro, grazie della segnalazione. Terrò gli occhi aperti.

    Circa il RSS: mi pareva strano riuscire ad aggiornare WordPress senza che succedesse qualche casino. Credo di avere capito il problema, spero si risolva in qualche ora.

  2. […] bene e devo fare i complimenti al sommelier: e’ la seconda volta che lasciamo mano libera al vinaro di sala e questi non ci spenna, proponendo un bel bilanciamento […]


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