La Linea dell'Inutile

Di Facebook e dei suo effetti

Posted in tech by maurozz on giugno 3, 2009

Ok, ok, l’argomento e’ trito … pero’ questo editoriale del D di Repubblica e’ carino … e quindi lo crossposto.

Lamentava insonnia e depressione. I suoi problemi sparivano solo quando dormiva. Perché allora riusciva a connettersi, ma solo nei sogni. Poi un giorno la fidanzata ci ha chiamato alle tre e cinquanta del mattino. Si è svegliata e lui non c’era, sul cuscino un biglietto: Mario Brambilla è andato a comprare le sigarette. Sotto, in blu, aveva
aggiunto: commenta – mi piace. Gli era tornata la febbre da facebook. Lo abbiamo trovato dopo tre giorni in un grande magazzino di Milano Due. Era in uno stato pietoso.

Canotta azzurrina ingiallita, calzini beige con ciabatta da turista teutonico in vacanza a Bellaria e boxer extralarge macchiati di salsa cocktail e Dixie al formaggio.
Aveva riaperto clandestinamente il suo profilo. Cambiava status ogni cinquanta secondi esatti, pause fisiologiche comprese. L’ultimo diceva: Mario Brambilla viene arrestato da un amico. Credeva che fossi uno dei suoi contatti.
Gli ho detto che non ero su facebook. “Non dire cavolate.
Se non ci sei allora non esisti”, ha risposto. “Qui ci sono tutti, anche la mia ex delle elementari, anzi ora le mando un pesciolino canterino e ti consiglio l’amicizia!”. Sulla sua bacheca sessanta album di foto a Cefalù, Londra, Egitto e Maldive. Filmati scaricati da YouTube. E centinaia di autoscatti. Mai visto tante pose in mutande da quando rubavo il catalogo Postalmarket a mia nonna. Abbiamo cercato di prenderlo con le buone. Urlava che doveva comprare il nuovo item limitato su Pet Society, il gioco più gettonato, altrimenti la gnocca del marketing, quarta abbondante bionda con meches rosa, a cui chiedeva l’amicizia, non gliel’avrebbe mai data. Poi ha avuto una crisi d’identità perché nessuno commentava, nessuno lo taggava né pokava.
Lo ignoravano tutti, anche gli ex compagni d’asilo.
Ho provato a spiegargli che facebook ha distrutto la vita di un sacco di gente che come lui ha perso il lavoro, la fidanzata e ogni briciolo di dignità. Gli ho raccontato che un gruppo di resistenza armata per la salvaguardia dei rapporti umani chiamato psychobook ha iniziato una sanguinosa guerra contro tutti i social network al grido di “Evviva il realismo! Morte a facebook!”. È stato inutile: mi ha chiesto se poteva diventare fan del gruppo. Mentre lo trascinavamo via si è aggrappato alla sedia. Ci ha supplicato se poteva creare un evento sul suo arresto. E magari se potevamo confermare la nostra presenza. È stato allora che abbiamo preso a manganellate il computer».

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