La Linea dell'Inutile

Ancora su Expo 2015

Posted in job, tech by maurozz on marzo 27, 2009

Evidentemente c’ho preso il vizio 🙂 … e allora ecco una nuova intervista, stavolta mixata con altri personaggi cui “non son degno di … etc. etc…”.

E’ un po’ lunga questa, se proprio volete leggerla mettetevi comodi … ecco il link:

Expo 2015 dossier on Data Manager

Ed eccola qui sotto in forma integrale.

Speciale Expo 2015: Il viaggio verso l’Expo inizia dalle infrastrutture

Speciale Expo 2015: Il viaggio verso l’Expo inizia dalle infrastrutture

L’Expo 2015 può essere un modello di sviluppo economico territoriale volto a stimolare l’innovazione e il progresso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione?

di Giuseppe Mariggiò

In una prospettiva di sviluppo economico territoriale indirizzato a stimolare l’innovazione e il progresso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, cogliendo l’opportunità fornita dall’Expo 2015, il valore della collaborazione tra imprese, istituzioni e territorio assume un’importanza strategica fondamentale e richiede una nuova concezione di governance e di accountability.

Milano e la Lombardia possono vantare clusters vincenti, nei settori della microelettronica, dell’automazione avanzata, delle telecomunicazioni e dei servizi a valore aggiunto per la sicurezza, il turismo, il controllo del traffico e quello ambientale su piattaforme wireless mash complete come dimostra lo spinoff del Politecnico di Milano MobiMesh. Attingere a queste competenze significa fare la differenza tra passato e futuro. La sfida dell’innovazione costituisce uno dei fattori strategici del programma dell’amministrazione Moratti – fuori e dentro la Pa – e per questo abbiamo girato alcune domande a Stefano Pillitteri, assessore alla Qualità, Servizi al Cittadino e Semplificazione, Servizi Civici del Comune di Milano.

Data Manager: competitività, innovazione e territorio quale connubio in vista dell’Expo 2015?

Stefano Pillitteri: Milano ha nel suo Dna una spinta, per così dire, naturale verso l’innovazione competitiva. L’obiettivo Expo 2015 costituisce un fattore moltiplicativo di questa spinta. Anche perché è la prima sfida giocata a livello mondiale dopo tanto tempo. Sfida che si gioca non solo sotto il profilo dell’incremento delle infrastrutture, segnatamente quelle destinate alla mobilità, ma soprattutto sul reale innesco di un circolo virtuoso tra la modernizzazione di una città destinata a cambiare il proprio volto con il nuovo skyline, e l’obbiettivo di una migliore vivibilità per tutti.

Che cosa può rappresentare l’Expo 2015 in termini di innovazione e sviluppo per i servizi al cittadino?

Avere un traguardo temporale ben definito è un forte sprone per far marciare insieme progettazione e realizzazione. E ciò impone di fare subito quello che possiamo fare subito e, contemporaneamente, di pensare subito a quello che potremo – o meglio dovremo – fare domani. Di certo dovrà essere una città che, nell’ambito dei servizi, sia in grado di esprimere la massima interconnessione e la massima facilità e capacità di accesso. Dobbiamo, pertanto, “stare dietro” e anche prevedere quanto lo sviluppo tecnologico ci mette e ci metterà a disposizione in tal senso. E, di certo, tutto ciò che ha a che fare con la carta deve diventare un lontano ricordo. Una città accessibile online con il cellulare, il palmare, attraverso piattaforme evolute e a 360 gradi.

Expo 2015 e la sfida della città digitale, Milano saprà cogliere questa opportunità?

È uno degli elementi centrali della sfida. Un’opportunità che non può non essere colta perché la digitalizzazione è un elemento fondamentale per il funzionamento dell’intero sistema. Se, da un lato, siamo molto forti sotto il profilo delle infrastrutture – basti pensare al cablaggio – scontiamo anche noi il retaggio di un modello organizzativo e gestionale pensato in funzione del “giro della carta”. E molte leggi, in tal senso, non aiutano imponendoci passaggi obbligatori che ancora prevedono l’uso di timbri, fascette e tutto un armamentario burocratico completamente obsoleto. Una necessità di delegificazione che, peraltro, è avvertita come prioritaria anche a livello governativo. Ma, nonostante i diversi interventi operati sul punto, residua un’impostazione culturale che fa da freno. L’utilizzo obbligatorio della posta elettronica per la comunicazione interna al Comune registra ancora delle resistenze. Tuttora c’è chi sente il bisogno di stampare l’e-mail ricevuta e, magari, fotocopiarla e protocollarla a mano. Per questo la digitalizzazione non è un problema di trasferimento di dati da un supporto cartaceo a un altro digitale ma è una questione, per l’appunto, culturale. E noi lavoriamo per cambiare la cultura del nostro Comune.

Il tempo della politica spesso non coincide con quello della tecnologia. Quale dialogo auspica per coinvolgere le aziende Ict e i centri di ricerca in questa fase?

Io auspico non solo il “dialogo”, ma una vera e propria partnership. Ma credo che siamo sulla strada giusta. E proprio perché si è sviluppata una volontà politica in tal senso con il crescere della consapevolezza che la Pa e il mondo della ricerca e delle imprese non sono controparti, ma parti integranti per il raggiungimento di un comune obiettivo di sviluppo. In realtà, la tempistica è sovente condizionata dalla farraginosità normativa che rende assai faticosi e insidiosi gli iter amministrativi che fanno seguito ai momenti decisionali, per l’appunto, “politici”.

Come il Comune di Milano sostiene la sfida dell’innovazione nella Pa?

Il programma che ci siamo dati per renderne concreti gli obiettivi agisce su due piani: uno interno e l’altro esterno. Il primo prevede la “messa in qualità” – secondo i criteri Iso adottati dalle imprese – dei processi che presiedono all’erogazione dei servizi per renderli più snelli, più economici e più trasparenti. In questo ambito, è già attivo da tempo il servizio “sportello reclami” (accessibile anche via Internet) che impone ai vari settori dell’amministrazione di rispondere entro e non oltre 30 giorni ai milanesi che segnalano disservizi. Parallelamente, stiamo lavorando sui vari regolamenti comunali per sfoltirli e razionalizzarli il più possibile. E abbiamo attivato stabili rapporti di collaborazione in uno spirito di autentica partnership con realtà associative come Assolombarda per realizzare interventi semplificativi specifici sulla scorta delle esigenze rappresentate dal mondo della produzione.

E sul piano “esterno” come si declina l’imperativo dell’innovazione?

Sul piano “esterno”, l’obiettivo essenziale è l’ampliamento e la facilitazione dei canali d’accesso ai servizi comunali. La logica è quella di superare l’approccio tradizionale dell’accesso agli sportelli ovvero di fare in modo che sia il Comune ad andare a casa del cittadino e non viceversa: la creazione dello 020202 come punto di accesso telefonico unificato – realizzato in tempi di record – è un esempio significativo. Anche il potenziamento dei servizi fruibili online attraverso il portale e la promozione dell’uso della posta elettronica come strumento di comunicazione privilegiato sono una leva strategica importante. Abbiamo dato a tutti i milanesi la possibilità di avere un indirizzo di posta elettronica sicuro, in quanto non clonabile perché collegato con il codice della carta d’identità, con il dominio “milanosemplice”. E lo si può utilizzare, attraverso l’innovativo sistema “mail-to-pec”, anche come posta elettronica certificata a tutti gli effetti. Sul fronte del canale tradizionale degli sportelli, stiamo agendo molto nella logica del decentramento, estendendo, potenziando, integrando e, perché no, migliorando in termini di estetica e di confort gli uffici presenti sul territorio (16 in tutta Milano, ndr). E utilizzando molto lo strumento della prenotazione attraverso lo 020202. I risultati, devo dire, si vedono. La sede centrale di via Larga, fino a poco tempo fa percepita come il luogo delle code interminabili, ha registrato, negli ultimi mesi, una diminuzione dei tempi d’attesa nell’ordine del 40%.


Reti metropolitane, cablatura a larga banda, alternative, integrazione wireless, convergenza (unified communication) sono i primi tra i tanti temi che dovranno essere affrontati per rispondere in maniera adeguata alle esigenze di una realtà del calibro di Expo 2015. Sono queste le tecnologie su cui si dovranno appoggiare tutte le altre e che quindi svolgeranno un ruolo di fondamentale importanza

di Gabriele Zacchetti

Un freddo vento di recessione sembra stia soffiando su tutto il pianeta, colpendo più o meno tutti, persone e imprese. Le difficoltà in cui si trovano le aziende sono tante, soprattutto quando si parla della piccola e media impresa, ossatura indiscussa del sistema produttivo del nostro Paese. Da più parti il messaggio che arriva dagli analisti, e non solo, è che il dopo recessione non sarà più caratterizzato dal mercato come lo abbiamo conosciuto sino a ieri, ma si imporranno nuovi modelli, nuovi paradigmi, anche se oggi risulta difficile dire quali. Non basta dunque aspettare che la recessione passi. E’ necessario darsi da fare per essere tra i primi a ripartire nel modo giusto al fine di garantirsi un posto nel nuovo mondo economico che si sta preparando. La ricerca e l’innovazione sembrano essere una delle possibili chiavi vincenti e che faranno la differenza. Ogni occasione che permetta di avvantaggiarsi in questa direzione deve essere quindi sfruttata nel migliore dei modi.

Sotto questa luce l’Expo appare dunque assumere una doppia valenza. Da una parte l’occasione per dimostrare cosa siamo in grado di fare e come, dall’altra l’opportunità di adeguare tecnologicamente importanti aree produttive e del terziario del nostro Paese. Certo non è facile prevedere con sei anni di anticipo a quale punto sarà la tecnologia in quel momento. La sfida si presenta non certo semplice. D’altra parte risulta particolarmente importante porre oggi le basi per iniziare a lavorare nel modo giusto soprattutto a livello di infrastrutture, realtà che rimarranno patrimonio del territorio anche quando la manifestazione sarà conclusa, e che saranno l’elemento centrale delle comunicazioni in quel delicato momento.

Un evento delle dimensioni dell’Expo lascia presagire un importante flusso di dati con particolari momenti di punta. La comunicazione di parole, dati, immagini fisse e in movimento, sempre di più alta qualità, assumerà un ruolo preponderante in un contesto di questo tipo. D’altra parte è necessario garantire il massimo livello qualitativo per evitare ripercussioni su tutte le altre aree. Purtroppo, esperienze precedenti hanno dimostrato come in situazioni di questo tipo sia accaduto in passato, nemmeno tanto lontano, che anche una semplice telefonata con il cellulare diventasse un problema.

Allo stesso modo si tratta di un’importante opportunità per rivedere e ridisegnare l’assetto di un’area metropolitana sia dal punto di vista delle cablature, in particolare per quanto riguarda la fibra ottica, sia per testare nuove tecnologie oggi emergenti per quanto riguarda le connessioni wireless, che, molto probabilmente, saranno quelle su cui maggiormente si concentreranno i problemi, soprattutto quelli di sovraccarico.

Ridisegnare la Rete

Sebbene in questo settore non ci si aspettino significativi cambiamenti, rimane il fatto che la rete rappresenta la struttura centrale senza la quale qualsiasi altro tipo di tecnologia rischia di non poter ottenere i migliori risultati possibili. Il primo passo da fare è il ridisegnare l’intera rete metropolitana per quanto riguarda le telecomunicazioni, in particolare cogliendo l’occasione per diffondere quanto più possibile la fibra ottica in modo da garantire una presenza capillare sul territorio di una vera banda larga. Tanti interventi si sono succeduti in tempi diversi e spesso la puntualità di questi non hanno probabilmente permesso di realizzare un disegno complessivo che fosse in grado allo stesso tempo di sfruttare al meglio l’esistente e di raggiungere tutti i punti. Esistono ancora oggi nella stessa periferia milanese aree dove la banda larga arriva in modo inadeguato rispetto alle esigenze. Forse un intervento centralizzante, in grado di coordinare gli operatori del settore e razionalizzare l’esistente in modo da integrarlo e coordinarlo con il nuovo, potrebbe consentire di ripensare in modo organico al futuro sviluppo dell’ossatura informativa non solo di Milano ma anche dell’hinterland, fornendo un modello e un laboratorio sperimentale anche per tutte le altre realtà italiane.

Anche i diversi player interessati alla tematica hanno espresso pareri non del tutto omogenei, ma sicuramente orientati a un discorso di razionalizzazione come fulcro centrale dell’intervento.

Non c’è dubbio che l’Expo 2015 è il “progetto dei progetti”, anche per il settore delle telecomunicazioni, afferma Mauro Buratti, key account manager di Alcatel-Lucent (www.alcatel-lucent.it), impegnato nell’Expo 2015. Con un orizzonte temporale importante, è uno dei più significativi investimenti pianificati in Italia, che coinvolgerà non solo Milano e il Nord, ma tutto il Paese. È anche vero che si tratta di un tempo piuttosto lungo per fare previsioni esatte su come evolveranno le comunicazioni e – più in generale – tutto ciò che ruota intorno all’Ict, sia in termini di tecnologie disponibili sia soprattutto in termini di modalità di utilizzo. «Questo è un concetto che va al di là dell’Expo 2015 e che abbiamo ben presente. Infatti, se da un lato la nostra R&S sta vivendo un processo di rifocalizzazione sulle nuove tecnologie (per esempio Lte – Long term evolution) senza abbandonare quelle legacy, per le quali la ricerca sarà condotta attraverso collaborazioni con soggetti terzi, dall’altro, c’è una certezza: qualunque tecnologia o applicazione avrà bisogno di tanta banda quanta ne può portare solo la fibra (Fttx)». Quale tecnologia sopra la fibra ottica è un falso problema; molte delle tecnologie attuali sarebbero in grado già da oggi di supportare quantità di traffico “astronomico”. Ciò che faranno meglio nel 2015 sarà consumare meno, essere molto più “green” e, si auspica, costare meno.

«L’intera infrastruttura di rete a copertura dell’area metropolitana, dovrà essere a prova di futuro – afferma, senza esitazione, Diego Zucca, manager systems engineering, telco & digital media di Cisco Italia (www.cisco.com/it) -, per ciò che riguarda le tecnologie adottate e la loro successiva evoluzione, con interventi mirati a preservare e valorizzare l’investimento iniziale. Oltre alla capacità della rete, la banda dedicata e non condivisa, la qualità del servizio e la bassa latenza per il supporto di interazioni real time saranno elementi essenziali per una customer experience adeguata ai servizi di comunicazione-collaborazione di nuova generazione. Inoltre, l’infrastruttura dovrà consentire l’accesso a molteplici fornitori di servizi ed essere capace di esporre interfacce applicative adeguate per consentire la supervisione e il controllo dei vari flussi».

«Grazie alla disponibilità della fibra posata da Metroweb nel passato – prosegue Roberto Nitti, solutions development manager di Dimension Data Italia (www.dimensiondata.com/it ) -, Milano ha già una copertura molto capillare di fibra “spenta” in grado di essere utilizzata; inoltre, anche la rete di trasporti metropolitani dispone di una buona copertura di fibra. Ora, ciò che occorre è portare questa disponibilità di banda a punti di aggregazione e da qui all’accesso. La disponibilità di punti di accesso alimentati non è poi un problema, considerando il numero di semafori presenti».

«L’offerta di servizi di comunicazione – interviene Giancarlo Di Bernardo, head business segment networks di Ericsson (www.ericsson.com/it) -, dovrà essere predisposta in relazione a un nuovo scenario di sistema in cui l’evoluzione della domanda, delle tecnologie di accesso, dei terminali e l’ampliamento della base di utenza orienteranno la scelta della piattaforma tecnologica».

In questo contesto, ritiene Di Bernardo, la necessità di servizi a larga banda individuali, fruibili sempre e da qualsiasi luogo e di standard di accesso globali rende ipotizzabile un’architettura costituita da una rete di accesso wireless basata su evolved-Hspa ed Lte.

Secondo il manager di Ericsson, le stazioni radio base che costituiscono la rete di accesso dovrebbero essere raggiunte da fibra ottica, formando una rete di back-hauling avanzata attraverso il posizionamento di nodi ottici da cui stabilire connessioni con utenze business o private in prossimità per aumentare la penetrazione dei servizi a larga banda fissi. Tali nodi possono essere connessi tramite reti ottiche ad anello, su cui implementare funzioni di ridondanza per garantire qualità e stabilità al servizio. Da queste reti sarà possibile raggiungere le infrastrutture da cui saranno erogati e controllati i servizi verso un’utenza in costante mobilità.

Maurizio Tondi, responsabile marketing & business development Italy di Italtel (www.italtel.it), pensa a un’infrastruttura multiservizio per un accesso veloce e affidabile, per ogni condizione di mobilità e numero di utenti connessi, attraverso terminali multiservizio. Quindi nodi intelligenti, infrastruttura di controllo, accesso in fibra e tecnologie radio di frontiera, tutti elementi supportati da piattaforme di servizio di livello carrier class, sono gli elementi base della nuova rete di telecomunicazioni. «In questo complesso scenario Italtel ha scelto di offrire soluzioni “future-proof”: applicare le nuove tecnologie ed essere ingegneri delle nuove reti. Ingegneri nel senso di assicurare, da un lato, l’interoperabilità e la completa integrazione tra le piattaforme innovative e quelle esistenti e, dall’altro, realizzare una nuova rete wireless open, aperta alle spinte innovative del Web 2.0 e all’integrazione tra It e telecomunicazioni».

Gilberto Di Pietro, direttore generale di Retelit (www.retelit.it), insiste sul fatto che l’Expo 2015 è certamente una grande opportunità per tutti i mercati e i settori, per attrarre investimenti dall’estero, per promuovere le eccellenze del made in Italy e per rilanciare un piano di infrastrutture di cui Milano e l’hinterland hanno un tremendo bisogno. «Senza dubbio – precisa – sarà inoltre uno stimolo per ridisegnare e ancor prima mappare in maniera corretta la situazione attuale pianificando poi degli interventi di sviluppo ed estensione mirati». Questo per garantire una parità di condizioni tra le diverse aree, completando le dorsali in maniera capillare sul territorio anche nell’hinterland di Milano coniugando reti wired e wireless per riuscire a coprire quante più zone possibili con la banda larga.

Il wireless: una sfida difficile

Ben più complesso si presenta il tema del wireless. La maggior parte delle comunicazioni avverrà, molto probabilmente, almeno per quanto concerne l’ultimo tratto, attraverso tecnologie che non siano legate alla necessità di connessioni fisiche. Il ruolo del wireless quindi, nell’ultimo miglio, sarà assolutamente fondamentale e rappresenterà probabilmente il punto di maggior criticità. Non è difficile, infatti, ipotizzare che in quel periodo masse di dati, ben più consistenti di quelle utilizzate dall’attuale telefonia mobile verranno mosse attraverso l’etere. I problemi da risolvere saranno parecchi e variegati: dall’occupazione delle varie bande, alle interferenze di vario tipo, all’uso di tecnologie diverse. In questo settore la tecnologia si presenta ancora in rapida evoluzione e sicuramente si avranno delle novità nel settore fino all’ultimo minuto. Sarebbe dunque questa una buona occasione per sperimentare in concreto alcune tecnologie ancora oggi considerate di frontiera come il software defined radio e la cognitive radio nel risolvere il problema sempre crescente delle connessioni wireless. Si tratta in sostanza di realizzare apparati in grado, grazie a uno specifico software, di pilotare un hardware adeguato adattandolo alla miglior connessione disponibile in quel momento in funzione all’esigenza specifica. Parliamo di nuove tecnologie ancora in fase di sviluppo, ma che dovrebbero essere in grado di creare dispositivi intelligenti capaci di dispensare l’utente dalle scelte relative alla connessione e, allo stesso tempo, avere costi piuttosto contenuti.

Dalle aziende interpellate arriva un messaggio chiaro e preciso. Tutte concordano nella loro specificità che il wireless giocherà un ruolo non solo fondamentale, ma determinante nel successo dell’evento.

La convergenza fisso-mobile sarà ancora più “scontata” nel 2015, prosegue Mauro Buratti di Alcatel-Lucent, e qualsiasi killer application sarà fruita anche da terminali mobili. Ciò comporta tanto wireless. Ma quale wireless? Quello che avrà un costo di acquisto del dispositivo utente praticamente nullo, come oggi potrebbe essere il Wi-Fi. «Stiamo investendo nella R&S nell’Lte, ma ciò non significa abbandonare altre tecnologie 3G».

Il ruolo delle tecnologie wireless (attuali o future) è di fondamentale importanza, concorda Diego Zucca di Cisco Italia sia per la completa e puntuale copertura del territorio, sia per consentire la pervasività nella fruizione delle applicazioni, indirizzando le necessità di nomadicità nell’accesso ad applicazioni/informazioni e le esigenze di mobilità connesse a soluzioni multidispositivo per poter fruire dei contenuti ovunque e con ogni strumento possibile.

«Nel caso specifico della realizzazione di una completa copertura wireless di un’area cittadina vasta come quella di Milano – sottolinea Roberto Nitti di Dimension Data Italia -, è prioritario considerare le tecnologie già esistenti e diffuse, come il numero di reti, spesso non protette, già presenti nella banda 2.4 GHz, e le relative evoluzioni in termini di capacità e prestazioni (evidente riferimento allo standard 802.11n) che è in grado di gestire traffico a elevata richiesta di banda, come quello multimediale. L’Sdr arriverà, forse, prima in ambito delle comunicazioni cellulari (Umts, Gsm, …) che non in quello wireless. A questo proposito, il progetto “Milano Wireless” prevede già un modello realizzativo ben preciso, basato appunto sugli standard Wi-Fi piuttosto che Wi-Max. Forse un problema, meno evidente, ma reale, è quello di conciliare un modello sociale di rete wireless aperta e free-of-charge che sta già emergendo (a Milano ci sono già migliaia di “hotspot aperti”) con un’infrastruttura da realizzare ex novo con costi significativi».

«Le nuove tecnologie di frontiera – prosegue Giancarlo Di Bernardo di Ericsson -, come software defined radio e cognitive system sono alla base di sperimentazioni destinate alla messa a punto degli standard futuri (una prima definizione è prevista per la fine del 2009). Nell’attesa che le direttive comunitarie ne chiariscano gli ambiti di utilizzo in ottica industriale, è tuttavia opportuno considerare al massimo lo sfruttamento delle risorse attuali in termini tecnologici e di mercato. Si rende inoltre necessaria una strategia di armonizzazione globale dello spettro radio per sostenere gli investimenti relativi allo sviluppo di tecnologie di rete e terminali in una prospettiva di mercato globale. L’accesso a risorse radio attualmente utilizzate per servizi diversi dalle telecomunicazioni renderebbe così disponibile una quantità di risorse compatibili con gli scenari di crescita dei servizi wireless mobile broadband».

«Le tecnologie radio nelle differenti declinazioni (Wi-Fi, Wi-Max, Bluetooth, Gprs, Hsdpa, satellite, standard radio super 3G, femtocelle) avranno un ruolo essenziale per l’accesso e l’abilitazione ai servizi – assicura Maurizio Tondi di Italtel -. Ma di per sé non sono sufficienti per il decollo delle reti senza filo a larga banda: è necessaria la loro piena integrazione nella catena wireless. E Italtel ha proprio questo obiettivo: sviluppare e fornire soluzioni end-to-end complete e integrate a livello di rete e di controllo».

«Dai primi anni 80 – sottolinea Gilberto Di Pietro di Retelit -, si è assistito alla crescita esponenziale dei sistemi wireless e dei servizi radiomobili che ha portato alla definizione di numerosi standard. In quest’ambito, negli ultimi anni sono emersi i concetti di software defined radio e di cognitive radio, prima nei contesti di ricerca e recentemente anche in quelli di standardizzazione, come una potenziale soluzione pratica: un’implementazione software degli apparati in grado di adattarsi dinamicamente all’ambiente in cui vengono di volta in volta a trovarsi. Se i sistemi software defined radio e cognitive radio cresceranno come ci si aspetta giocheranno sicuramente un ruolo chiave proprio per queste caratteristiche di flessibilità».

Expo e dopo Expo

L’Expo, come dicevamo, è un’ottima occasione da non lasciarsi sfuggire. Molti però sono i temi che dovranno essere affrontati per poter avere i migliori risultati soprattutto per quanto riguarda il futuro. L’Expo finirà, ma rimarrà il territorio, con le sue problematiche attuali, a cui se ne aggiungeranno, molto probabilmente, di nuove nel futuro. Il finanziamento, la proprietà, il controllo delle infrastrutture metropolitane, il ruolo degli operatori nazionali e regionali, l’uso (nel caso del wireless) di frequenze non licenziate, la regolamentazione dello spettro sono tematiche che dovranno essere analizzate con la massima attenzione. Abbiamo voluto chiedere il parere, a questo proposito, anche agli esperti delle diverse aziende che hanno voluto contribuire alla realizzazione di questo speciale attraverso la loro esperienza diretta.

«Expo 2015 è un evento a gestione chiaramente pubblica – sottolinea Mauro Buratti di Alcatel-Lucent -; non potrebbe essere diversamente. La parte Ict dell’evento non si sottrae a questa regola e va trattata al pari delle altre infrastrutture. Il privato può aiutare, può consigliare e guidare tecnologicamente, può eventualmente gestire, ma non può investire e realizzare in proprio come potrebbe e dovrebbe fare la Pubblica amministrazione. Expo passerà, ma le infrastrutture Ict resteranno (soprattutto se gli investimenti saranno oculati) come patrimonio della comunità».

«L’investimento realizzato per Expo 2015 è senza dubbio strategico – insiste Diego Zucca di Cisco Italia -, non solo per Milano, e dovrà rappresentare un laboratorio architetturale per l’evoluzione delle telecomunicazioni in Italia, da cui emergano i benefici strutturali a livello di Sistema Paese. La realizzazione di infrastrutture di telecomunicazioni in un’ottica innovativa e avanzata gioca infatti un ruolo fondamentale per accrescere la produttività economica e delle imprese e rendere efficienti i processi aziendali e la Pubblica amministrazione».

Con la standardizzazione e l’abbassamento della barriera d’ingresso all’uso della tecnologia, è sempre il parere di Zucca, sarà inoltre necessario armonizzare reti nate da specifiche differenti, equilibrando gli investimenti e gli sforzi dei vari operatori, massimizzando l’impatto e puntando al miglioramento del servizio agli utenti. Per questo motivo l’apertura delle reti che consenta il “roaming” degli utilizzatori mantenendo il livello di servizio e l’identità indipendentemente dall’operatore e dalla tecnologia di accesso risulta fondamentale per aumentare la ricchezza di offerta per i cittadini.

«Lato infrastrutture di rete – conclude il manager di Cisco -, vediamo invece sempre più applicato l’uso condiviso delle infrastrutture, tipicamente di backhauling radio, fondamentale per potenziare il canale di accesso con investimenti locali, ove c’è carenza di copertura».

Un modello già consolidato, non solo in Italia, vuole sottolineare Roberto Nitti di Dimension Data Italia, è rappresentato dalla costituzione di consorzi tra municipalità e società di telecomunicazioni, che a loro volta coinvolgono nella realizzazione i costruttori e i loro system integrator. «In questo senso, è importante che ciascuno sia posto in grado di contribuire nel modo migliore secondo le proprie competenze: una stretta collaborazione tra costruttori e loro partner qualificati è fondamentale per garantire che siano utilizzate e messe in grado di funzionare le migliori tecnologie.

«Sarà innanzitutto necessario allocare gli spettri di frequenza – sostiene Giancarlo Di Bernardo di Ericsson -, per ospitare lo standard 3Gpp di prossima generazione (Lte). Dovranno essere finalizzati il processo di “refarming” della banda a 900 MHz e la riassegnazione delle frequenze 2.1 GHz, e dovrà essere garantita una parte delle frequenze derivanti dal passaggio dalla Tv analogica a quella digitale (digital dividend). L’obiettivo è quello di definire con sufficiente anticipo un piano pluriennale delle frequenze che consenta agli operatori di pianificare gli investimenti. Inoltre – prosegue – sarà fondamentale intervenire per superare i vincoli di carattere normativo rilevanti per la realizzazione della rete di accesso radio e fibra, così come agevolare il coordinamento tra comitato organizzatore, operatori di telecomunicazioni nazionali e ragionali ed enti locali, per armonizzare gli investimenti, ottimizzare le risorse esistenti e garantire l’interoperabilità tecnologica tra reti e servizi. Infine, si dovrà agire sulla domanda, sulla formazione e sulla promozione per definire un portafoglio di servizi offerti e incentivarne la fruizione».

I soggetti protagonisti, secondo Maurizio Tondi di Italtel, si possono ricondurre a tre categorie: amministrazioni locali, service provider, fornitori di contenuti. Il ruolo primario, a suo parere, dovrebbe essere affidato agli operatori, intesi come full outsourcer di tutte le problematiche relative sia alla realizzazione dell’infrastruttura sia all’erogazione dei servizi, oltre che come aggregatori di una filiera che comprenda produttori e integratori di sistemi. Un’altra opzione può essere la realizzazione di una “newco” mista pubblica/privata, con centri servizi riutilizzabili anche successivamente, regolamentati attraverso meccanismi di revenue sharing.

«Sicuramente occorrerebbero degli stanziamenti o delle agevolazioni pubbliche – sottolinea Gilberto Di Pietro di Retelit – a sostegno degli operatori con equità di condizioni e partecipazione al fine di ottenere dei risultati anche per il futuro dopo l’Expo. Perché questo diventi realtà, anche se probabilmente è un’utopia, occorrerebbe deputare un soggetto super partes che pianificasse gli interventi, garantisse parità di utilizzo e sviluppo uguale per tutti gli operatori, valorizzando gli investimenti già fatti e incentivando l’uso di spettri di frequenze licenziati a garanzia di qualità e servizi».

Molte le opportunità

Le cose da fare non mancano. Molte potrebbero essere le opportunità per parecchie aziende che lavorano nel settore. Certo, verosimilmente a tirare le fila sarà un ristretto gruppo di imprese leader di mercato e la Pubblica amministrazione, ma è molto probabile che ci sia spazio per molti. L’evento sembra lontano, ma le cose da fare sono numerose e senza l’infrastruttura tutto il resto rischia di rimanere sospeso a un filo. Difficile fare oggi previsioni certe, ma se dovessi scommettere, presto il problema potrebbe incominciare a venir preso in seria considerazione. Una buona occasione non solo da non perdere, ma da sfruttare al meglio.

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