La verticale di pizza al Quinto Piano – Milano

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Suona decisamente pretenziosa l’idea ma d’altra parte siamo a Milano, se non qui dove ? sciure in tacco improbabile (ma pochi plateau per fortuna, che non li posso vedere), giacche maschili piu’ da campagna inglese che da circonvalla brulla, qualche hipster fuori tempo.
E un po’ di quei personaggi che tu dici … ma davvero esiste sta gente ? ebbene si, esiste e in parte era a questa serata interessante dove 5 champagne (purtroppo inutili per via dei miei gusti terraterra) venivano abbinati a 5 pizze con qualche spunto. Tutto spadellato al Quinto Piano dove peraltro sono stato di recente.
Su tutte le pizze vince l’ultima con carciofo, guanciale, caciocavallo e spuma di grana … bisogna avere un cervello avanti per sperare che la spuma di grana si senta in questa eruzione di sapori forti ma si apprezza la costante pazzia di Matteo Torretta.
La sensazione e’ che questo posto non abbia ancora trovato un suo giro di returning customer (scusate, ho fatto un corso di marketing oggi) e quindi forse neanche una sua personalizzazione di stile, devo pero’ ammettere che tifo per lui.
Al Quinto Piano – Milano

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C’e’ stato un tempo in cui entrare in un ristorante per primo mi metteva un po’ di ansia. Poi c’e’ stato un tempo in cui non mi faceva effetto. Poi c’e’ adesso, che ‘ un periodo in cui entro volentieri in un ristorante per primo e mi metto a guardare a zonzo come un ispettore dell’igiene in libera uscita. Senza rompere le palle ma con chiaro atteggiamento da rompiballe. (continua…)
Erba Brusca – Milano
“Ma perche’ ma perche’ ma percheeee’ … ma perche’ non facciamo l’amore, garantisco e’ il sistema migliore …” e poi non me la ricordo piu’. E’ un vecchio pezzo, che era gia’ piuttosto usato quando io ero giovane. A parte le ovvie turbe giovanili non so perche’ mi sia rimasto in mente ma so perche’ mi e’ venuto in mente dopo il dessert.
La povera torta di mele all’olio di oliva, buona e scivolevole di suo perche’ non troppo dolce, sacrificata sull’altare di una glassa all’acero di poco o nessun senso. Che naturalmente ha riportato il tasso glicemico alle stelle e il proprio aspetto a quello della panna in bombola (“Spraypan” mi pare), quella che spruzzavamo direttamente in bocca (e vai di turbe). (continua…)
Dopolavoro Bicocca – Milano

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Vidi la prima volta l’Hangar Bicocca mille anni fa, quando i sette palazzi celesti di Anselmo Kiefer vennero eretti e collocati.
Poi piu’ nulla per molto tempo, poi Identita’ Golose nel 2012 con qualche gnegna di sottofondo ma non per la cucina del posto, perche’ li’ cucinavano altri. I “rubitt” le quasi-tapas milanesi, poca soddisfazione in quell’occasione, troppo caos in un ambiente piccolo.
Poi piu’ nulla. Infine ci sono andato a cena … e il parcheggio e’ fantastico. Ma veramente da manuale, e la zona e’ super, post-industriale il giusto, diroccata abbastanza. Strade con le buche. Maledetto sia il centro commerciale li’ vicino che rovina tutto ma vabbe’.
Solo che non avevo capito che anche a cena mangi i “rubitt”, cioe’ le quasi tapas; la logica e’ che mangiandone tante ti riempi e se lo spazio nello stomaco e’ quello alla fine sei sazio. La logica tiene, il risultato no.
Ci ho messo davvero tanto a riflettere su questo piccolo post, perche’ mi pare (ma non mi dire ) di essere il solito marziano che arriva a criticare un posto piuttosto universalmente recensito bene. Sara’ sfiga ma e’ andata cosi’.
Ci sono diversi menu’ precombinati (nel senso che prevedono combinazioni fisse di rubitt) ma in ogni caso ti lasciano parecchia liberta’ di fare un po’ quello che ti pare, purche’ non ti metta a rompere troppo i maroni. Quindi servizio e disponibilita’ ok.
Il fatto e’ questo: il conchiglione ripieno di fungo ha una sapidita’ da trattoria che smercia sale all’ingrosso, e in piu’ e’ servito appena tiepido. Fossi davvero cattivo direi che, per consistenza, sembra un rimasuglio degli aperitivi rinvenuto rapidamente.
Il maki ok, anzi buono.
Le sarde in saor sono spiritosamente servite in una scatola da sardine, che fa sorridere e anche loro sono ok.
Anche gli altri assaggi sono tendenzialmente medio-buoni ma nessuno che mi torni in mente oltre a questi e son passati tre mesi.
Ma allora uno dice: se alla fine hai avuto solo un rubitt “immondo” perche’ sei stato tanto deluso ? Semplice perche’ su tutto vaga la sensazione di quel conchiglione e di star mangiando “avanzi” (ho messo le virgolette).
Peccato, mi sarebbe piaciuto provare questa mano di cucina su una cena standard.
Poco convinto anche di me stesso provero’ a tornare, un parcheggio cosi’ e’ troppo attraente.
Trattoria del Nuovo Macello – Milano
E qui si mancava da un po’, da un bel po’. Talmente un po’ da non ricordarsi nemmeno da quanto po’. Le ipotesi di “infighettamento” del posto si infrangono mentre commento soavemente agro con i commensali … e la signora di sala mi ascolta (forse) paziente. A volte rifletto: chissa’ cosa pensano quando vedono le facce di chi entra nei loro ristoranti. Questo e’ simpatico, questa e’ una natura morta, questo e’ uno s@*_-zo … io spero che entrando in un locale di me pensino: questo e’ un rompicoglioni.
Se leggessi questo pensiero negli occhi dei signori di sala mi sentirei davvero a mio agio, ancora piu’ a mio agio che nel trovare il parcheggio fronte porta. Come ho trovato qui per altro. (continua…)
Mr. Loba Loba: Andrea Berton
(in canna da una vita, adesso che la separazione pare consumata con soddisfazione per le parti ripropongo con piacere)
“Tres Hombres” e’ un album del combo trio blues-rock ZZ Top. Data circa 1973 e l’interno della copertina dell’LP e’ uno spettacolo di colori forti in primissimo piano … cioe’ una montagna di cibo tex-mex, con birra al seguito. Nient’altro, non una scritta, niente, solo e soltanto cibo colorato, grasso e unto. Mi sono tornati in mente gli ZZ Top per una sensazione con lento e lunghissimo persistere dell’acqua al pomodoro di un piatto di Andrea Berton. Il pezzo era Brown Sugar e la nota di chitarra moriva lenta ma lenta ma proprio lenta. Il piatto invece e’ la capasanta cruda (le capesante mi perseguitano) con limone salato, noce moscata, acqua di pomodoro e sfera di ricotta. L’acqua di pomodoro e’ quasi gia’ morta mentre ti ingegni a capire come si mangia questo affare ma quando hai finito lei e’ sempre li’. Tenue. Che aspetta solo un sorso di acqua minerale per riattaccare in tutta la sua ferocia. Esagerato ? No no, riattaccava anche la chitarra. (continua…)
Al fico d’India – Milano
Con un nome un po’ cosi’ e una faccia un po’ cosa’ questo posto mi ha messo allegria (mai troppa che senno’ fa male). Fedele seguace di Ruttino ci sono andato scoprendo che la circonvallazione esterna di Milano attraversa zone meno orride di quel che si pensa. E altre ben piu’ orride, sempre di quel che si pensa. Comunque si fa prima.
La vetrofania di Tripadvisor evira l’entusiasmo (dai toglietela ) ma evidentemente non e’ indice di una bassa qualita’. Panelle nell’attesa, poi matarocco al pomodoro con sarde fritte.
Un giro di paccheri con tonno e melanzane (delle quali diffido) molto personale e a chiudere un cannolo siciliano piccolo. Altrove gira il cous cous di pesce ma in quantita’ probabilmente esagerata rispetto al condimento e poi gira una cassata apprezzata. Spaghetti neri alle acciughe e mollica “un po’ sapidi” si dice … ma qui chi le ha scelte temo non conoscesse le acciughe.
Buono, tranquillo. A posto. Tornabile.
La Maniera di Carlo – Milano
(altro post rimasto tempo a decantare … forse un po’ troppo)
Il problema sono io. Con i parcheggi non ci so fare, nemmeno qui dove ne ho uno proprio davanti al locale, un sogno vagamente erotico per il provinciale che c’e’ in me. Ma sbaglio, e entro dall’uscita. L’omino mi guarda, alza gli occhi al cielo e poi, mosso a compassione dalla mia inettitudine, dice che mi fa entrare per poi uscire subito “a gratis”. (continua…)
Refettorio Simplicitas – Milano
Non so dove e non so quando ma di questo posto qualcosa avevo letto, niente di preciso, abbastanza per mantenere una specie di retropensiero positivo e proattivo. Cosi’ quando la stilosa saggia del gruppo ci ha riunito per una cena ho sparato li’ il nome … nessuno lo conosceva e tutti hanno detto “va bene”.
Regole ?!
Poi parcheggi facile, prendi da dietro tutto Palazzo Marino, sfili in silenzio la Scala, sbirci il notturno delle banche del centro e ci sei.
REGOLE !
Una cartella del sito intesta proprio cosi’ “Regole” … a me ? Mai cresciuto bambinetto viziato “a me mi” imponi le “Regole” ?!? Per esempio: “Il telefono, se si attende una telefonata importante, deve restare acceso, nel rispetto degli altri commensali”; ma cosa vuol dire “deve” ?? E se lo spengo mi cacci via ?
Tutto per dire che tra il nome e le “regole” ci aspettavamo un posto da saio e cilicio, con mormorii di preghiera e sottofondo scarno di Martin Grubinger. Un po’ ci gioca il Refettorio, con il misuratore di decibel a disposizione nella sala, il grembiule indossato dal cameriere e le sedie effetto “palo nel …”. (continua…)





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