Al Quinto Piano – Milano

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C’e’ stato un tempo in cui entrare in un ristorante per primo mi metteva un po’ di ansia. Poi c’e’ stato un tempo in cui non mi faceva effetto. Poi c’e’ adesso, che ‘ un periodo in cui entro volentieri in un ristorante per primo e mi metto a guardare a zonzo come un ispettore dell’igiene in libera uscita. Senza rompere le palle ma con chiaro atteggiamento da rompiballe. (continua…)
Erba Brusca – Milano
“Ma perche’ ma perche’ ma percheeee’ … ma perche’ non facciamo l’amore, garantisco e’ il sistema migliore …” e poi non me la ricordo piu’. E’ un vecchio pezzo, che era gia’ piuttosto usato quando io ero giovane. A parte le ovvie turbe giovanili non so perche’ mi sia rimasto in mente ma so perche’ mi e’ venuto in mente dopo il dessert.
La povera torta di mele all’olio di oliva, buona e scivolevole di suo perche’ non troppo dolce, sacrificata sull’altare di una glassa all’acero di poco o nessun senso. Che naturalmente ha riportato il tasso glicemico alle stelle e il proprio aspetto a quello della panna in bombola (“Spraypan” mi pare), quella che spruzzavamo direttamente in bocca (e vai di turbe). (continua…)
Maso Cantanghel – Civezzano (TN)

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(in canna da tempo)
L’olio, mi ricordo l’olio e il gelato, e anche la polenta. Ma anche dell’inutilita’ delle ghette mi ricordo, giacche’ il “topo volpino” sciancato e un po’ orbo non e’ venuto e non mi ha posseduto la gamba. Poi nient’altro. Anche la ribolla del povero Podversic soffre, servita nelle coppe dell’affogato al caffe’, forse utili per un sacrificio di vergini … ma un filo dispersive per una ribolla che fermenta sulle sue belle bucce e alla fine decide di uscire dalla cantina. Per finire giustiziata cosi’, senza onore.
Le guide gastroculinariefoodie sono bellissime, a volte pero’ “rovinano” un locale.
Qui si sarebbe mangiato benissimo, se le aspettative non fossero state portate cosi’ in alto da un triplo crostaceo (rosso) inspiegabile. Forse il fascino del posto ? (che e’ proprio bellino). Forse la cortesia del servizio ? “Ni”, questa direi di “ni”. Forse il pane ? No nemmeno questo. (continua…)
Trattoria del Nuovo Macello – Milano
E qui si mancava da un po’, da un bel po’. Talmente un po’ da non ricordarsi nemmeno da quanto po’. Le ipotesi di “infighettamento” del posto si infrangono mentre commento soavemente agro con i commensali … e la signora di sala mi ascolta (forse) paziente. A volte rifletto: chissa’ cosa pensano quando vedono le facce di chi entra nei loro ristoranti. Questo e’ simpatico, questa e’ una natura morta, questo e’ uno s@*_-zo … io spero che entrando in un locale di me pensino: questo e’ un rompicoglioni.
Se leggessi questo pensiero negli occhi dei signori di sala mi sentirei davvero a mio agio, ancora piu’ a mio agio che nel trovare il parcheggio fronte porta. Come ho trovato qui per altro. (continua…)
Mr. Loba Loba: Andrea Berton
(in canna da una vita, adesso che la separazione pare consumata con soddisfazione per le parti ripropongo con piacere)
“Tres Hombres” e’ un album del combo trio blues-rock ZZ Top. Data circa 1973 e l’interno della copertina dell’LP e’ uno spettacolo di colori forti in primissimo piano … cioe’ una montagna di cibo tex-mex, con birra al seguito. Nient’altro, non una scritta, niente, solo e soltanto cibo colorato, grasso e unto. Mi sono tornati in mente gli ZZ Top per una sensazione con lento e lunghissimo persistere dell’acqua al pomodoro di un piatto di Andrea Berton. Il pezzo era Brown Sugar e la nota di chitarra moriva lenta ma lenta ma proprio lenta. Il piatto invece e’ la capasanta cruda (le capesante mi perseguitano) con limone salato, noce moscata, acqua di pomodoro e sfera di ricotta. L’acqua di pomodoro e’ quasi gia’ morta mentre ti ingegni a capire come si mangia questo affare ma quando hai finito lei e’ sempre li’. Tenue. Che aspetta solo un sorso di acqua minerale per riattaccare in tutta la sua ferocia. Esagerato ? No no, riattaccava anche la chitarra. (continua…)
La Crepa – Isola Dovarese (CR)

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Tre bambini deficienti in macchina (uno con la patente) inventano il giro turistico del cremonese, macabro, ma che serve a superare la noia del paesaggio lento e monopiatto.
Bau …
… bau, micio micio.
Bachman e i vendicatori. Quattro ore e 10 minuti. Michelin e le gomme. Le cinque del castello.
Richard Bachman e’ lo pseudonimo con cui scriveva un giovane e sconosciuto Stephen King. Poi in anni piu’ recenti ha ripreso lo pseudonimo e ha scritto “I vendicatori” (e altro). (continua…)
La Casa degli Spiriti (io ho un problema e ce l’ha anche Michelin)
E’ un problema, io lo vivo come un problema, forse sono il solo ma finche’ la barca va lasciala andare. Per voi non e’ un problema ? Bene. Per voi c’e’ di meglio nella vita di cui occuparsi ? Benissimo ! Fatelo.
Ma siamo comunque all’apice dell’ozio e quindi tendo a pensare che il menu degustazione servito per tutto il tavolo sia un problema. Negli stellati Michelin, perche’ nelle bettole di periferia non c’e’ mica questa limitazione. Che puo’ essere umanamente compresa quando si e’ in tanti. Non quando si e’ in due. No.
Mirta, trattoria …. mah ?!?!??
Che poi magari ero io, mica loro. Magari la biondina mi ha talmente distratto che non ho capito piu’ granche’.
O forse no, forse erano loro. Che ci mettono impegno, per carita’. Che i 40 euro che prendono, alla fine, ci starebbero anche … se ….
O forse no, forse ero proprio io, che mi accanisco sul parvenu saggio e ormai tendo al fighetto contemporan-mediterraneo. Che anche da Bottura c’ha avuto da menarla su.
O forse erano loro, che la terrina di iberico sapeva molto di peperone, e un po’ poco di iberico (nel senso del maiale [cit.]). (continua…)


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