Margin Call – a prova di #pirla

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Film indipendente che dovete guardare. Ma per forza. Dovete proprio. E’ il terzo film che guardo sull’argomento e questo e’ il piu’ lancinante.
36 ore di “dramma” all’inizio della grande crisi finanziaria, file di gente che scatola in mano lascia Wall Street … alcuni uomini riscoprono i valori veri (o forse no), altri pensano di si, altri ancora permangono nello stato di drogati dal Denaro.
E gli va bene cosi’. Alla fine capisci che anche loro vivono in una bolla sospesa e se non sono piu’ che bravi devono tornare sulla terra. Non gli piace.
Sommando tutto rimane, praticamente, un videogame.
Ritmo blando, carrellata di star tra cui lo spettacolare Jeremy Irons (acconciatura da URLO) che nel finale spiega in modo molto chiaro (diciamo a prova di pirla) come funziona quel mondo li’.
C’e’ anche Demi Moore nella versione “piu’ Cougar che mai” ma secondo me ha le ginocchia ormai ingrossate. E Kevin Spacey.
Ma quanto costa mangiare in Germania ?? – Domaene Mechtildhausen – Wiesbaden
112,80 Euro, questo e’ il conto per persone due, incluso di bevande. Abbiamo arrotondato a 120, abbiamo fatto bene ? Mah, e’ che non lo so mica, avranno dato davvero la mancia ai camerieri o i vili cassieri avranno stornato a loro solo ritorno ?
I dubbi sono un po’ tutti qui. perche’ il resto invece e’ tutto chiaro, e cosi’ e’ stato pedissequamente riportato nel conto finale, un foglio A4 che sembra una fattura fatta come si deve anziche’ un banale conto.
L’idea era: proviamo a fare un riassunto di cena a partire dal conto in un ristorante da 50 euro, tacciamo ora o per sempre i soliti pignolini, quelli dei conticini precisini precisini (dai non arrabbiatevi) che sembrano inorridire di fronte al fatto che mangiare fuori e’ soprattutto mangiare insieme. Siamo andati un pelino oltre la soglia euristica ma abbiamo mangiato quanto segue.
Un, anzi due, cocktail di gamberetti molto eighties e molto dimenticabile come omaggio della cucina (meglio: del frigorifero della medesima). Unica preparazione non eseguita con ingredienti allevati o cresciuti in proprio.
Una tartare di formaggio di capra che ho scelto come antipasto forzando un po’ il concetto, divertente denominazione per crostini al formaggio di capra (molto generosi, porzione valida anche per due) con insalata a supporto. (continua…)
The Restaurant Man – Joe Bastianich

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Che e’ un libro, non un nuovo locale del pelatino.
Ho saputo che avrei letto questo libro (saputo dell’esistenza del quale solo quando il Bastianich e’ andato dalla Bignardi) quando il look inside di Amazon ha distrutto qualsiasi mito di stupido romanticismo nelle prime pagine del libro.
A parte la notevole ricorrenza della parola _cazzo_ c’e’ parecchia verve in questo libro, chiara opera di un ghost writer ma non per questo meno credibile.
Piaciuto parecchio, anche se scritto proprio per piacere e con epica qualche volta eccessiva.
Weinsinn – Frankfurt am Main

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Incuriosito dalla recente stella Michelin avevo nel mirino questo posto da un po’ di tempo. E ho fatto bene a tenerlo nel mirino perche’ un menu a 5 portate per 70 euro in un monostella Michelin in Italia non mi pare proprio cosi’ facile da trovare.
Non ho preso note sul cibo, ero pu’ attratto dal vedere il monostellato all’estero contro un monostellato in Italia particolarmente pomposo come questo.
Anzi un paio di note me le ricordo su un menu piu’ che degno della stella: un dessert troppo grasso e un piccolo errore, a mio giudizio naturalmente, nell’utilizzo dell’invadente cavolo che nella cucina tedesca spopola. Sara’ anche buono ma in un piatto delicato come quel pesce ha sconvolto tutto.
Bel posto, un po’ rumoroso nella serata da weekend classico. In due 220 Euro ma abbiamo gozzovigliato parecchio in aggiunta al menu.
Consigliato, anche perche’ e’ nel quartiere che preferisco di Francoforte (il Westend).
Educazione siberiana – Nicolai Lilin

stolen @ http://sppiblog.org/
C’e’ del bello nel perdere i libri, e il bello e’ che se li avevi comprati davvero per leggerli poi li ricompri, e li ricompri ormai fuori tempo massimo, quando il trend e’ calato.
Qui abbiamo un tizio molto cattivo, ma solo all’apparenza perche’ i bambini non sono mai cattivi, che cresce in un ambiente romantico e criminale con belle regole che fanno molta nostalgia. Si rispettano i nonni e le tradizioni.
Va bene, non e’ originale, e le dissertazioni simil-filosofiche rompono il ritmo in modo ossessivo. Pero’ la storia trova un suo bilanciamento quando comincia a vedersi qualche crepa nel romanticismo criminale.
Quando il dubbio comincia il suo lento percorso nella testa del ragazzo il libro prende una buona piega perche’ scende a patti con il mondo vero, prima era una pippa tipo che “il matrimonio e’ un favola”.
Poi finisce, e tutto sommato vuoi leggere il seguito. Che il tutto possa essere vero davvero mi interessa relativamente.
Dimenticavo: ambientato nella mitica Transnistria.
La verticale di pizza al Quinto Piano – Milano

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Suona decisamente pretenziosa l’idea ma d’altra parte siamo a Milano, se non qui dove ? sciure in tacco improbabile (ma pochi plateau per fortuna, che non li posso vedere), giacche maschili piu’ da campagna inglese che da circonvalla brulla, qualche hipster fuori tempo.
E un po’ di quei personaggi che tu dici … ma davvero esiste sta gente ? ebbene si, esiste e in parte era a questa serata interessante dove 5 champagne (purtroppo inutili per via dei miei gusti terraterra) venivano abbinati a 5 pizze con qualche spunto. Tutto spadellato al Quinto Piano dove peraltro sono stato di recente.
Su tutte le pizze vince l’ultima con carciofo, guanciale, caciocavallo e spuma di grana … bisogna avere un cervello avanti per sperare che la spuma di grana si senta in questa eruzione di sapori forti ma si apprezza la costante pazzia di Matteo Torretta.
La sensazione e’ che questo posto non abbia ancora trovato un suo giro di returning customer (scusate, ho fatto un corso di marketing oggi) e quindi forse neanche una sua personalizzazione di stile, devo pero’ ammettere che tifo per lui.
E proviamo questi corsi universitari online ! Cominciamo con “Sustainability of Food Systems”

stolen @ http://www.infed.org/
Bon, causa attenta lettura di un articolo su Repubblica di oggi, pare che mi sia deciso a frequentare un corso universitario online, di quelli messi a disposizione gratuitamente da una delle piattaforme che ormai sono abbastanza stabili sul web: Coursera.
Non c’era granche’ in verita’ che mi attirasse nel settore food di Coursera e cosi’ iniziero’ con questo anche se piuttosto generico, una bella ripassata delle basi male non fa.
Su edX, altra piattaforma, ce n’e’ uno che mi incuriosisce un po’ di piu’: “Science & Cooking: From Haute Cuisine to Soft Matter Science”, vediamo che ne sara’.
Qui sotto intanto la clip di presentazione del corso di Sustainability: (continua…)
L'insostenibile leggerezza del prezzo. Il cibo a buon mercato
Se non avete mai visto le puntate precedenti de "L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL PREZZO" su Rai5, vi suggerisco di seguire la serie. Ecco i temi trattati su "IL CIBO A BUON MERCATO".
Nelle città occidentali l'offerta di cibo a buon mercato è crescente e sempre disponibile: ma la possibilità di avere a disposizione quantità enormi di cibi pronti e da asporto, deve farci riflettere sulla loro provenienza e sulle modalità con cui viene prodotto.
Al Quinto Piano – Milano

stolen @ http://www.grazia.it/
C’e’ stato un tempo in cui entrare in un ristorante per primo mi metteva un po’ di ansia. Poi c’e’ stato un tempo in cui non mi faceva effetto. Poi c’e’ adesso, che ‘ un periodo in cui entro volentieri in un ristorante per primo e mi metto a guardare a zonzo come un ispettore dell’igiene in libera uscita. Senza rompere le palle ma con chiaro atteggiamento da rompiballe. (continua…)
Auschwitz. Ero il numero 220543 – Denis Avey
Una bella storia in un brutto libro. O meglio, in un libro scritto per meta’ in modo appassionato e per meta’ in modo cronachistico. Rimane la meta’ appassionata mentre quella di cronaca delle grandi imprese degli eserciti buoni non vedi l’ora finisca.
Inutili le ricostruzioni belliche, anche se viste dagli occhi di un soldato semplice che certo non illude sull’arte (?) della guerra.
Ma il tono cambia tutto quando il libro entra nel campo di concentramento (e in quale se non Auschwitz ?) e la guerra lascia lo spazio al disastro nazista. Il resto e’, appunto, una passione che la vocazione comunque giornalistica non spegne, anzi ravviva.
Quindi meta’ libro che annoia e meta’ che esalta. E che lascia una discreta voglia di approfondire.


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